Finiture Green

Di economie circolari, materiali bio-based, pre-loved design e diy

Francesca Motta

Le aziende, gli istituti di ricerca e il mercato si stanno attrezzando per proporre nuove finiture e arredi che siamo meno impattanti sull’ambiente.

La scarsità di materie prime, la difficoltà di smaltimento di molti prodotti a fine ciclo e la gestione degli scarti organici hanno finalmente qualcosa in comune: una nuova vita sottoforma di materiali.

Le aziende si sentono chiamate in causa e cercano di rispondere fattivamente a questa esigenza di essere sempre meno d’impatto sull’ambiente. Lo ha fatto Kartell in collaborazione con Illycaffè presentando la sedia che porta il nome di Eleganza Missoni. Si tratta di una poltroncina prodotta nelle versioni ELA e NIA e disegnata da Philippe Starck, realizzata con il sistema di riciclo delle capsule Iperespresso, nelle varianti di colore terracotta e nero.

Molti sono anche i progetti sperimentali che hanno concorso a realizzare il progetto Vivarium, promosso in occasione dell’ultima Design Week milanese da Materially e TotalTool, che ha esplorato il tema dei materiali bio-based come ingredienti fondamentali per la scoperta e la crescita di nuove progettualità, mettendo sotto vetro molte realtà di tutto il mondo.
Da chi ha messo a punto una soluzione setosa derivata da bachi da seta sbozzimati e di grande performatività come il Silk Lab della Tufts University di Boston fino ad altri materiali provenienti da ricerche manifatturiere d’oltreoceano, spesso partite da start-up in fase di crescita.

È il caso della messicana Polybion, che da scarti di frutta produce una pelle vegana a base di Celium™ e di Bella Mademoiselle, che utilizza frutti brasiliani per cosmetici o LaVegTM prodotto da Amadeu, biomateriale premium realizzato con gomma naturale e cotone, una valida alternativa alla pelle animale e sintetica.
Spostandoci nella direzione opposta del globo, lo Studio by Color dell’artista giapponese Kaori Akiyama, dagli scarti industriali di alghe nori, ricava delicatissime tinture per tessuto e carta.

Piva Wood lavora invece su essenze arboree e floreali, fieno e foglie del tirolo austriaco, che diventano gli elementi base di Organoid, materiale di rivestimento per superfici di arredo e di interni. Infine, attraverso un composto a base di semi di piante, il materiale Viral Nature di Martina Taranto darà il via al processo di crescita vegetale di sculture botaniche viventi.

Da conchiglie di molluschi e corazze di crostacei sono invece derivati 3 prodotti molto differenti tra loro: Arkimia presenta raffinati intarsi e decori realizzati con conchiglie lucidate e lavorate per far esaltare le proprie caratteristiche estetiche e tattili, Oltremateria propone A MARE, una superficie continua realizzata con innovativi polimeri da materie prime rigenerabili e un 60% di cariche naturali derivate dal recupero e riciclo certificato dei gusci di conchiglie marine ed infine Nieddittas, la principale cooperativa europea per l’allevamento dei mitili, che sta finalizzando un cemento addizionato di gusci di cozze.

Vegetali e animali fanno la loro parte anche nella coloratissima linea di pellami di Conceria Nuvolari, Nature-l®, certificata priva di cromo e carbon neutral; le bellissime creazioni tessili derivate dagli agrumi di Sicilia di Orange Fiber, in collaborazione con Tessuti di Sondrio, i cui preziosi cotoni organici vengono sapientemente tinti utilizzando una vecchia tecnica di decotto che seleziona le sole parti non edibili; e Stone Oak, i fantastici legni millenari riscoperti e letteralmente estratti da Zanuso Legno.

Tra chi lavora su funghi e i batteri c’è l’italiana Mogu che produce panelli fonoassorbenti a partire dal micelio.

Cellular di Vivian Tamm è una piastrella per facciate che migliora il clima integrando la crescita naturale delle alghe aeree nell’ elemento architettonico. I pannelli ceramici cavi fungono da depositi di acqua piovana, creando un ambiente umido ideale per la vegetazione mentre la micropatina produce ossigeno e assorbe gli inquinanti atmosferici.

Sempre nell’ambito del miglioramento dell’aria, le Pure Plants, piante stampate in 3D progettate da External Reference e prodotte da LaMáquina, sono “sculture viventi” che purificano l’aria intorno a loro grazie all’uso della tecnologia Pure.Tech, un polimero avanzato composto da minerali 100% naturali con la proprietà di assorbire e neutralizzare CO2, ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili (COV).

Dopo la moda, il settore in maggiore crescita nel segmento romanticamente chiamato oggi “pre-loved” è il design. Se da una parte avere un pezzo firmato è un vero e proprio desiderio, dall’altra attingere ad un arredo di seconda mano – anche se non porta una firma – porta con sé quel valore di sicurezza che in questi ultimi anni tanto desideriamo.

Non a caso, molte aziende da anni propongono riedizioni di pezzi storicizzati. Gli ultimi in ordine temporale solo per citarne alcuni sono Cassina che riedita con Tobia Scarpa, figlio di Carlo Scarpa, il tavolo Doge, datato 1968 che diventa Doge Laguna. Flos aggiorna il lampadario 2097 disegnato da Gino Sarfatti nel 1958 con nuovi colori e finiture, introducendo come novità il matte white.

Parlando di sostenibilità, un altro tema interessante è rappresentato da quei prodotti totalmente scomponibili, che facilitano il corretto smaltimento dei diversi componenti ma anche quelli completamente componibili, che alleggeriscono il volume dell’imballo con effetti positivi sui costi di trasporto.

E come dimenticare il trend del diy: sempre più aziende di prodotti vernicianti sono interessate a conquistare questo segmento di clientela privata che si approccia al restyling di mobili. Lo fa Rioverde con la sua linea Prestige, ad esempio, proponendo un vero e proprio concept di restyling in tre linee di prodotti per mobili e piastrelle.
Questa pratica allunga la vita dell’oggetto ma soprattutto dimostra quanto il colore sia un’arma a sostegno del riciclo.

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