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Ca di Dio: 5 stelle ad alto tasso di artigianalità

Francesca Motta

Ca’ di Dio non è solo un hotel 5 stelle nel cuore di Venezia, è una vera celebrazione del saper fare italiano anzi, veneto. La percezione anche per chi non è esperto è di un elegante e raffinato elogio al Made in Italy. Per occhi esperti invece, questo passaggio di superfici, finiture e materiali pregiati e lavorati sotto il progetto firmato da Patricia Urquiola è una vera materioteca da esplorare.

Se dall’esterno l’edificio è quasi mascherato, appena varcata la soglia dell’hotel, parte della collezione VRetreats, brand di hotellerie di VOIhotels, catena alberghiera di Alpitour World, si viene immersi in uno spazio caratterizzato da una eleganza mai sfacciata. L’accoglienza degli ospiti avviene sotto l’immenso chandelier realizzato da LP Glass su progetto di Patricia Urquiola composto da 14.000 pezzi, assemblati sino a formare 3 vele, che sovrasta la hall arricchita da arredi sinuosi come in un grande salotto veneziano.
«L’impianto dell’edificio con la ristrutturazione, è rimasto identico e mantiene moltissimi elementi architettonici che non abbiamo rimosso, in buona parte per vincoli delle Belle Arti, ma anche per non snaturare l’importante passato di questo edificio: da alloggio per pellegrini di passaggio diretti in terra Santa a luogo di accoglienza per donne sole e in difficoltà» ci spiega il General Manager Christophe Mercier.
L’hotel apre le porte ai suoi primi ospiti ad agosto 2021 dopo un’importante ristrutturazione e con un progetto firmato dallo Studio Urquiola della designer di fama internazionale Patricia Urquiola, che ne ha seguito il progetto di interior design e la direzione artistica. «La scelta di celebrare il made in Italy e la conseguente decisione di avere aziende venete è stato un’impronta data dalla proprietà che in questo hotel voleva far percepire il genius loci locale. Lo si vede bene nelle illuminazioni in vetro soffiato, così come nel pavimento realizzato in terrazzo veneziano e alle finiture delle pareti e dei soffitti» spiega il direttore.

3 cortili, 413 finestre e 66 chiavi per un resort che è anche attento all’aspetto di sostenibilità, tema particolarmente caro a Venezia. Le pompe di acqua implementate in fase di ristrutturazione permettono il riutilizzo dell’acqua della laguna mentre il cibo non utilizzato viene usato come concime a Lio Piccolo, località della laguna veneta.

A Ca’ di Dio ogni dettaglio conta. Ogni arredo, decorazione e finitura fa la differenza in un progetto di grande eleganza. La palette di colori è sobria e tenue, con sfumature e trasparenze in un gioco fluido di movimenti continui, proprio come avviene per l’acqua, elemento dominante della città.

I vetri

La tradizione artigiana della lavorazione del vetro soffiato è un mestiere per pochi. E sempre più per pochissimi, vista la scarsità di nuove leve in questa specifica produzione che mantiene ancora moltissime caratteristiche dei processi antichi. Tutte le applique delle parti comuni, le piantane delle camere – composte da 5 pezzi assemblati successivamente – il grande chandelier della lobby sono state realizzate da LP Glass Murano di Lorenzo Panisson. Ogni singolo pezzo che illumina le camere ha una fortissima componente artigianale. «I limiti dettati dalle capacità tecnologiche ci sono, banalmente per poter cuocere pezzi unici il nostro limite è la larghezza del forno ma anche nei colori poiché essendo delle composizioni minerali non si possono fare colori come nei tessuti o nelle vernici con i quali arrivi ad una precisa tonalità semplicemente mescolandoli tra loro. Oppure, ci puoi arrivare ma poi non puoi replicare» come ci spiega Emiliano Bocalon. Nel progetto per Ca’ di Dio, tra sviluppo e realizzazione delle campionature sono serviti circa 3 mesi, lo Studio Urquiola ha inviato dei disegni a LP Glass sui cui sono state apportate delle modifiche consensuali per via di alcuni limiti di realizzazione tecnica.
Il solo chandelier della hall ha richiesto due mesi di lavoro, è stato necessario levigare ogni singolo pezzo per ottenere un incastro perfetto, con un team che ha coinvolto anche ingegneri per la parte di statica del grande lampadario.

I metalli e la boiserie

Gli arredi di Ca’ di Dio in color ottone brunito sono in acciaio verniciato a polvere con prodotti vernicianti di AkzoNobel che danno un ottimo risultato estetico e funzionale, ingegnerizzate da Aproject in collaborazione con Distretto 05 e Painter, verniciatore conto terzi.
La verniciatura a polvere si applica in un unico strato ad alto spessore. È molto resistente sia ai graffi che ai prodotti chimici di pulizia quindi ideale nell’ambito dell’hotellerie.
Le porte in ferro e vetro sono opera di Gambaro Vetri in collaborazione con Vetroarredamento, che si è occupato della termoformatura a mano delle lastre di vetro con i vecchi rulli dei vetri piombati veneziani.
L’eleganza delle boiserie fatte in nobilitato di noce canaletto per le zone lettura che viene valorizzata anche attraverso l’uso della carta da parati realizzata su disegno dello Studio Urquiola ponendo grande attenzione a mantenere gli standard richiesti dalla normativa.

I tessuti e le carte da parati

Quando si parla di ospitalità, Rubelli ha un vantaggio enorme perché ha una propria tessitura che permette di realizzare ogni tipo di disegno, sia dato dal committente che scelto da una collezione, in materiale ignifugo. C’è quindi un lavoro totalmente personalizzato dove la triangolazione avviene tra l’ufficio stile, la produzione e l’architetto. E questo è ciò che è successo anche per il progetto con Ca’ di Dio dove i tessuti firmati Rubelli arricchiscono gli arredi degli spazi comuni.
La carta da parati a soffitto del ristorante Vero è stata progettata da AProject su disegno dello Studio Urquiola in una celebrazione gigantesca di frutta e pesci.

Ristrutturazione e rivestimenti

Il restauro conservativo è stato curato da Seres, sia della facciata che delle parti interne vincolate dalla Soprintendenza. I portali, le vere da pozzo, le pavimentazioni esistenti interne ed esterne hanno trovato nuova vita sotto le mani sapienti di Martina Serafin, restauratrice e titolare di Seres e del suo team, costituito per la maggior parte da donne, che ha lavorato con grande attenzione e cura per portare allo splendore le meraviglie di Ca’ di Dio.
Tra gli elementi che rendono così armonioso l’ambiente di Ca Di Diò, ci sono anche i rivestimenti murali degli spazi comuni, delle camere e dei corridoi caratterizzati da un mix di materiali naturali sulla scia della più antica filosofia veneziana. Centinaia e centinaia di spatolate in un processo artigianale supportato da prodotti di nuova generazione di Calce del Brenta eseguito da Edilia di Enrico Nali.
Per i corridoi e parte delle camere è stato scelto un intonachino a calce colorato – Vivastile – che dona un effetto estetico alle pareti antico e materico al tatto, nobilitando gli edifici con un pregevole effetto invecchiato. Per la hall invece sono state scelte 3 colorazioni diverse che donano un effetto degradé.
Il pavimento in terrazzo alla veneziana è stato realizzato in opera grazie alle capacità tecniche e alla passione del terrazziere. La tecnica di innestare, togliere, rimettere le sagome senza danneggiare gli orli del terrazzo già fatto o in esecuzione richiede attenzione ed esperienza collaudate, che determinano la perfezione del risultato finale. La realizzazione in Ca’ di Dio è stata affidata a Europavimenti di Alessandro Morelli.

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