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Leggi tuttoLe materioteche sono spazi fisici e digitali dove il progettista trova, in un unico luogo, materiali e informazioni utili per il proprio lavoro. La presenza di verticalità tematiche o merceologiche aiuta a selezionare i contenuti più coerenti con la propria visione progettuale.
Materia 2.0 nasce proprio con questo intento: offrire un luogo dove il professionista possa accedere a un’ampia selezione di materiali e finiture – pavimenti, rivestimenti, arredi, illuminazione – integrando prodotti industriali e artigianali. L’obiettivo è semplificare la ricerca e restituire un confronto tecnico, privo di filtri commerciali.
A fare la differenza è anche il team: chi lavora in Materia 2.0 proviene da studi in architettura, interior o product design. Questo permette un dialogo alla pari tra professionisti che, oltre a fornire informazioni logistiche (come costi e trasporti), affiancano il progettista nella valutazione tecnica e nella restituzione dei file di progetto.
Il tema delle tendenze viene affrontato con cautela. «Per noi, parlare di trend può essere fuorviante. Quando un progettista entra in Materia 2.0, il concetto stesso di tendenza si annulla: il punto di partenza è sempre il progetto, il contesto, il tema. Non è una questione di mi piace questo colore, ma il perché lo si sta scegliendo» spiega Silvia Spreafico, design manager di Materia 2.0.
Questo approccio, maturato in anni di esperienza nel settore, guida anche la selezione dei materiali esposti; «c’è oggi una forte attenzione verso la materia autentica, artigianale, e verso un uso più consapevole della tecnologia» spiega la manager.
Nel mondo industriale, per esempio, si sta superando la logica della copia del vero per lavorare su texture, formati ridotti, effetti tridimensionali, privilegiando la superficie come elemento progettuale.
Anche la mood board, spesso ridotta a semplice esercizio estetico, viene valorizzata come strumento operativo. «Per noi è un passaggio fondamentale: ispira, orienta e traduce visioni in progetti concreti. Anche se alcune suggestioni non arrivano fino al cantiere, restano punti di partenza solidi» conclude Spreafico.
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