Finiture Green

Metodologie a confronto: come il colore orienta processi e strategie

Francesca Motta

Tre voci, tre approcci al colore: la rubrica CMF stories si arricchisce con Judith van Vliet, Francesca Valan e Margherita Rui, confermando il ruolo progettuale e strategico del colore, oltre il suo ruolo estetico.

Non uno, ma tre punti di vista diversi, tre modi di approcciarsi alla progettazione del colore. La rubrica CMF stories triplica coinvolgendo Judith Van Vliet, Francesca Valan e Margherita Rui che grazie al loro punto di vista, ci aiutano a indagare come i trend cromatici vengono tradotti in linee guida progettuali. Un percorso che segue metodologie specifiche e conferma il ruolo del colore e lo eleva a elemento determinante nelle scelte produttive.

Alle esperte abbiamo chiesto in che modo colori, materiali e le finiture vengono tradotti in linee guida progettuali e successivamente integrati in applicazioni reali.
Judith Van Vliet: Le tendenze cromatiche sono sempre fonte di ispirazione, ma difficilmente consiglierei di copiare e incollare un colore o una palette di tendenza. Quando si applica uno di questi, è necessario prima esaminare il proprio mercato specifico, ad esempio se esistono colori simili in quella famiglia cromatica, magari utilizzati dai concorrenti. È importante anche verificare se tale colore rappresenta l’identità del proprio marchio e l’attuale linea di prodotti o la direzione futura, nel caso in cui si desideri apportare modifiche. Il materiale è fondamentale quando si applica un colore: spesso ci innamoriamo dei colori che vediamo sullo schermo o sulla carta, ma la traduzione sul materiale, la finitura del prodotto, può cambiare l’intera percezione del colore e quasi sempre richiede un adattamento. Quindi i colori di tendenza sono un’ispirazione e un punto di partenza per la discussione ma non saranno mai al 100% il colore che si era inizialmente immaginato, ma forse qualcosa di migliore, adatto al marchio, alla forma e alla finitura.

Francesca Valan: Il colore è un linguaggio che evolve e deve essere sempre utilizzato in modo coerente verso i prodotti e gli spazi con cui si relaziona. Di fatto con il colore racconti gli spazi e ogni proposta cromatica dedicata agli interni deve tradursi in uno strumento concreto per chi la utilizza. Nei miei lavori, in particolare per il progetto Color Design che curo da anni per Lechler, ogni collezione è tradotta in una guida composta da cartelle colori, immagini e indicazioni di finitura che spaziano dai rivestimenti murali ai complementi d’arredo fino agli elementi outdoor. Con questi strumenti, la proposta si trasforma in linee guida pratiche e facilmente applicabili.

Margherita Rui: Colori, materiali e finiture sono sempre il punto di partenza del progetto, che si tratti di un prodotto, di un semilavorato o di un ambiente, il CMF deve sempre nascere da un pensiero coerente e dialogare con la totalità del processo. Con il team di dogtrot – lo studio di cui sono direttrice creativa e founder – parliamo spesso di “interazione sistemica del colore”. Ogni tonalità, materiale o finitura deve dialogare con gli altri elementi, costruendo un linguaggio rilevante nel mondo del mobile inteso come sistema d’arredo, ma anche nei singoli elementi che devono raccontare molteplici storie e adattarsi a contesti diversi. Questa attitudine è nata insieme al lavoro che facciamo da oltre venticinque anni con aziende molto diverse tra loro – dai grandi gruppi industriali fino a piccole realtà artigianali – permettendoci di osservare da vicino dinamiche e mercati differenti. Abbiamo imparato che le regole dello stile cambiano ciclicamente, ogni tre/cinque anni, e variano, non solo a seconda del mercato e del target di riferimento, ma anche del contesto geografico: ciò che funziona in Italia può non avere la stessa forza all’estero e viceversa. Trasformare queste osservazioni in linee guida progettuali significa non fermarsi all’estetica, ma offrire strumenti concreti a chi poi dovrà progettare. Ci piace dire che progettiamo per i progettisti: il nostro compito è fornire una tavolozza di possibilità, un insieme di ingredienti che architetti e interior designer possano usare per comporre la propria sinfonia.

Nel mondo del colore, ogni figura adotta una sua metodologia adotti per la definizione del colore, dei materiali e delle finiture dalla fase di analisi dei macro-trend fino alla selezione delle palette, e come si articola il processo di validazione delle scelte?
Judith van Vliet: I colori vengono definiti mentre si ricercano le macro-tendenze, almeno così funziona il mio cervello. I colori mi vengono in mente quando leggo, faccio ricerche e individuo le tendenze online e offline. Mentre scrivo le mie tendenze, cerco esempi di casi di studio e creo moodboard, i colori sembrano ricorrere e, mentre definisco le famiglie di colori, inizio a selezionare il particolare punto di cromaticità e saturazione. La storia rappresenta sempre un bisogno e una sensazione, a volte anche multipli, e come sappiamo, questi sono piuttosto personali. Quindi la sensazione e l’emozione complessive, sebbene interpretate in modo diverso da ogni persona, devono riflettersi nei colori. Una tendenza sui materiali circolari richiederebbe, ad esempio, colori con un alto grado di nero per evocare il loro aspetto riciclabile. Quando le emozioni diventano intense e difficili, come ad esempio in tempi caotici e difficili, i colori saturi devono essere mescolati con tonalità più morbide e calme che trasmettono tranquillità e pace. A seconda della storia, selezionerei una tavolozza che rappresenti non solo la storia nel suo complesso, ma anche i singoli esempi citati nella storia. Ancora una volta, il colore è estremamente personale, quindi qualsiasi tavolozza creata può costituire un punto di partenza, un’ispirazione su cui costruire. Spesso queste tendenze cromatiche mostrano ciò che sta accadendo in generale al colore e quali sono le esigenze dei consumatori e del mercato. Forniscono le informazioni di base su cui lavorare, nel proprio team o insieme a un esperto.

Francesca Valan: Il mio modo di progettare parte dall’analisi dei macro-trend culturali, sociali e ambientali, che poi vengono tradotti in concetti e temi e da quest’ultimi derivano le proposte di colori, materiali e finiture (CMF Design). La selezione delle palette è un processo che intreccia sensibilità estetica e rigore metodologico. Successivamente, insieme ai tecnici delle aziende, validiamo ogni colore su diversi supporti, verificando che la resa sia coerente con il risultato estetico che vogliamo ottenere, che sia riproducibile e che risponda ai requisiti tecnici richiesti per quella tipologia di prodotto.

Margherita Rui: La metodologia parte sempre da una fase di ascolto e di osservazione. L’analisi dei macro-trend e del mercato è un must iniziale, perché consente di leggere il contesto e individuare i linguaggi emergenti. Per farlo, non ci limitiamo alle fiere di settore o ai report: ci interessa ampliare lo sguardo attraverso viaggi, mostre, architetture, paesaggi e luoghi capaci di offrire prospettive nuove. Crediamo che l’ispirazione debba nascere dall’incontro tra discipline e mondi diversi, perché è lì che si generano le intuizioni più fertili. Una volta raccolte queste suggestioni, inizia il lavoro di traduzione per il brand. Il colore, i materiali e le finiture non devono solo seguire le tendenze, ma incarnare l’identità del marchio e raccontarla in modo autentico. Il processo di validazione si sviluppa in più fasi: iniziamo con palette ampie, che vengono poi testate e verificate nelle loro combinazioni reciproche. La nozione di “interazione sistemica” torna anche qui: un colore e una finitura hanno senso solo se possono dialogare tra di loro e con gli altri elementi progettuali. A supporto c’è naturalmente l’esperienza maturata nel tempo: conoscere le regole dello stile nei diversi mercati e comprenderne l’evoluzione ciclica permette di fare scelte più sicure, lasciando sempre spazio alla sperimentazione, perché crediamo che l’innovazione nasca proprio dal bilanciamento tra metodo e apertura

Un progetto rilevante.
Judith van Vliet: Insieme a Enric Pastor della rivista Manera, abbiamo lavorato a stretto contatto con la sede centrale di Cosentino in Spagna per sviluppare il trend book dal titolo Shaping Tomorrow che non solo rappresentasse il marchio, compresa la sua linea di prodotti, ma che fosse anche fonte di ispirazione per il settore e i suoi progetti futuri. Il contenuto riguarda le macro tendenze socio-economiche che si traducono in casi di studio con progetti a livello globale, interviste con creativi, sondaggi con oltre 200 architetti e interior designer internazionali e, naturalmente, colori, materiali e finiture. Abbiamo selezionato 5 macro tendenze che ritenevamo durevoli ma attuali, qualcosa con cui i creativi potessero lavorare per un periodo di tempo più lungo, senza l’ansia che una tendenza potesse svanire rapidamente. L’approccio al design è quello della bellezza semplice, dove meno è meglio, con chiari accenti sui materiali e sulle finiture. Il risultato è un Trend Book che contiene una grande quantità di informazioni che possono ispirare i creativi di tutto il mondo nel loro lavoro quotidiano.

Francesca Valan: “The Way of Living Emotions” è un progetto a cui tengo molto perché unisce ricerca cromatica ed esperienza sensoriale. Ho lavorato sul concetto di emozione come filo conduttore, articolandolo in cinque collezioni: Thoughtful Serenity, Natural Balance, Comfort, Enthusiasm e Fresh Desire. Ognuna racconta un momento del nostro vivere quotidiano, traducendolo in palette e atmosfere. L’approccio è stato quello di coniugare design e psicologia del colore con una forte componente tecnica: ogni tinta è stata declinata in finiture murali, plastiche, metalliche e lignee. Il risultato è uno strumento pratico – per progettisti e privati – composto da una selezione di colori e simulazioni di ambienti, che facilitano la scelta del colore dimostrando come il colore possa davvero trasformare gli spazi ed evocare emozioni.

Margherita Rui: Il progetto sviluppato per 3B è stato particolarmente significativo perché ha rappresentato l’occasione di portare la ricerca su materiali e finiture al centro di un percorso di riposizionamento più ampio. Con il team di dogtrot, abbiamo iniziato da un’analisi del contesto competitivo, per comprendere i linguaggi già presenti sul mercato e individuare una traiettoria strategica distinta. Così è nato il 3B Lab, non solo come spazio fisico, ma come simbolo narrativo e luogo di sperimentazione continua. L’approccio progettuale è stato duplice: da un lato, lavorare sul linguaggio visivo e sull’identità di brand, dall’altro, tradurre queste scelte in applicazioni concrete di prodotto. Abbiamo introdotto nuovi design lavorando con i sistemi e le tecnologie innovative di 3B, come il BX Frame, e abbiamo selezionato e disegnato delle finiture ispirate a canoni estetici contemporanei – superfici cannettate, dogate, effetti tessuto e lavorazioni tridimensionali. È stato fondamentale che ogni materiale e finitura non fossero solo un esercizio stilistico, ma una soluzione concreta per l’industria, anticipando le tendenze e adattandosi alle esigenze reali di cucine, armadi e sistemi living. Questa logica sistemica è ciò che rende il CMF davvero efficace, perché consente di costruire strumenti per progettisti e architetti, lasciando a loro la possibilità di comporre e personalizzare. La ricerca sul CMF ha trovato terreno di sperimentazione prezioso anche con Dante Negro, brand che lavora il metallo per farlo diventare arredo e progetto, diventando lo strumento per intraprendere un percorso di trasformazione più profonda. Il tema dei materiali e delle finiture non è stato solo un esercizio estetico, ma un modo per reinterpretare l’artigianalità in chiave contemporanea e internazionale. Il lavoro si è articolato su più livelli: da un lato, la rivisitazione della collezione Heritage, ribattezzata The Past Is Not Gone, i cui arredi outdoor d’archivio sono stati riletti con nuovi colori e tessuti naturali. Dall’altro, lo sviluppo della linea Blending Habitats, che hanno inaugurato una nuova era dell’iper-artigianato: architetture modulari e sedute che fondono paesaggio, architettura e persona in un unico habitat. Il CMF ha avuto un ruolo determinante in questo percorso: non solo nel ferro battuto, ma anche nelle sperimentazioni con materiali come il vetro riciclato fuso e le superfici in lava cristallina.