Nel panorama dell’architettura moderna e dei rivestimenti, il colore ha superato la sua antica funzione decorativa per trasformarsi in un pilastro della progettazione strategica. Oggi non si tratta più di assecondare le mode passeggere, ma di comprendere come le frequenze cromatiche possano influenzare il benessere psicofisico e l’identità profonda di chi abita uno spazio.
L’approccio dell’architetto Cristina Cocco parte proprio da qui: un profilo che unisce il rigore tecnico alla sensibilità emotiva, promuovendo una visione innovativa della comunicazione digitale nel settore del design.
Cristina Cocco, architetto abilitata dal 2021 con un’esperienza quasi decennale nel settore delle finiture, oltre alla libera professione, è consulente ambassador per il colore RAH, dedicandosi alla trasformazione delle superfici attraverso progetti ‘’su misura’’. La sua missione principale è divulgare il valore autentico della figura dell’architetto proponendo uno stile distintivo come il MedJapandi, dove il progetto mixa radici mediterranee italiane e l’essenzialità del minimalismo orientale, creando ambienti che celebrano sia il calore che la pulizia formale.
Il colore non è solo decorazione. Come lo interpreta nei suoi progetti?
Il colore rappresenta uno strumento strategico che agisce direttamente sulla percezione della sostenibilità e sul benessere abitativo. In passato l’uso delle tinte è stato spesso limitato da trend temporanei che generavano spazi privi di anima o eccessivamente forzati. Al contrario, oggi è fondamentale considerare il colore come una colonna portante del progetto architettonico. Passare dalla logica della tendenza a quella dell’identità permette di realizzare ambienti capaci di resistere al tempo.
Progettare con consapevolezza cromatica significa studiare l’interazione tra luce e materiali per generare palette che facciano sentire il cliente realmente accolto nel proprio spazio vitale.
In qualità di esperta del metodo RAH Colour, può spiegarci come questo test trasformi il rapporto tra progettista e cliente?
Il RAH Colour Test ha segnato un punto di svolta nel mio metodo di lavoro poiché permette di indagare l’identità cromatica profonda dell’individuo. Il test si sviluppa in circa mezz’ora attraverso tre fasi distinte che includono un’analisi introspettiva delle emozioni, una risposta intuitiva a oltre duecento colori e una selezione visiva finale.
Questo sistema semplifica enormemente il processo decisionale per noi professionisti. Invece di basarci su gusti soggettivi o mode volatili, utilizziamo i cosiddetti colori felici che il cliente percepisce come propri a livello inconscio. La scoperta della propria tavolozza identitaria genera spesso una forte reazione emotiva, rendendo il risultato finale estremamente gratificante.
Quali sono le direzioni dell’estetica attuale e come si posiziona la sua cifra stilistica in questo contesto?
Attualmente si riscontra un crescente interesse verso palette naturali e complesse che richiamano toni della terra e verdi desaturati per ristabilire una connessione con la natura. Il mio stile MedJapandi reinterpreta il minimalismo giapponese e nordico aggiungendo il carattere tipico del Mediterraneo. Su basi neutre e materiche innesto le sfumature di blu e azzurro legate alle mie origini, conferendo maggiore solarità agli interni. Sono convinta che la casa debba essere concepita come un abito su misura, riflettendo la personalità di chi la vive senza l’obbligo di aderire a canoni estetici imposti per timore del giudizio altrui.
Nella scelta dei rivestimenti, quale importanza riveste la finitura superficiale per la resa cromatica?
Il colore non deve mai essere considerato in isolamento rispetto alla superficie che lo ospita. Una finitura opaca tende ad assorbire la luce rendendo la tonalità più morbida e profonda, mentre una superficie lucida la riflette enfatizzandone la brillantezza. Le superfici materiche creano invece un dinamismo di luci e ombre che rende il colore vibrante. Spesso i toni polverosi o desaturati sono quelli che garantiscono la maggiore profondità spaziale, offrendo un’alternativa sofisticata al classico bianco che rischia frequentemente di apparire troppo asettico o privo di profondità.
Come si integra la sua attività di UGC Creator con la professione di architetto nella narrazione dei brand di design?
L’attività di creator è ormai perfettamente integrata nel mio percorso professionale attraverso la produzione di contenuti video autentici per showroom e aziende del settore. Valorizzo i prodotti dei brand attraverso l’occhio tecnico di un progettista, sapendo che oggi la maggior parte delle persone si informa online prima di scegliere un consulente. Anche nella comunicazione digitale il colore gioca un ruolo cruciale poiché identifica l’essenza stessa di un’azienda. Utilizzo la coerenza cromatica per costruire narrazioni distintive che permettano ai brand di distinguersi nel mercato digitale contemporaneo.