Finiture

Le arpe: capolavori di storica fattura artigianale

By 6 Febbraio 2022 Febbraio 24th, 2022 No Comments

verniciatura all’acqua su un impianto pensato per il futuro

Finiture

Un’azienda che produce pura armonia

Oggetto di questo reportage, infatti, è l’attività produttiva di un ambito industriale particolare, che fonda il suo successo su tradizione e passione, alle quali affianca la capacità di innovare senza rinnegare nessuno dei suoi valori storici, anzi ottimizzandoli.

È dunque qui di seguito riassunta la storia di Salvi Harps, maestri liutai italiani, come si definiscono anche nel loro marchio, la storia che anticipa, sul catalogo principale, la presentazione delle opere d’arte dell’azienda piemontese di Piasco, in provincia di Cuneo (due strutture produttive affacciate, su un’area di 30.000 mq, con 83 collaboratori per una produzione di 1.000 arpe all’anno, distribuite per l’80% nei cinque continenti).

Non è facile dare una definizione precisa dell’azienda: una volta tanto le parole non vengono in aiuto all’esperienza visiva. Proviamo a chiamarla “un laboratorio industriale per produrre grande musica”.

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Già dalla scelta dei legni ha inizio la realizzazione di un manufatto che non lascia nulla al caso.
Ogni essenza, analizzata e scelta per rispondere ai molti obbiettivi di sonorità, resistenza ed elasticità, entra in produzione grazie alle sue caratteristiche di consistenza, contenuto di acqua, disposizione delle fibre, presenza o meno di nodi, affinché possa costituire il supporto ligneo più congruo con le prestazioni richieste allo strumento: ancora una volta, in due parole, prestazioni di “pura armonia”.

I TRE MOMENTI PRODUTTIVI GENERALI

É vero che uno strumento musicale destinato a esecuzioni professionali di alto livello, esposte al giudizio di un pubblico preparato, deve assicurare innanzitutto di essere stato costruito in modo da evitare qualsivoglia improprietà nella emissione del suono, ma le procedure produttive dell’azienda visitata sono tutte, anche le apparentemente meno importanti, così raffinate, da fare ben comprendere che cosa significhi “un’arpa Salvi”.

Domandiamo a Gabriele Dutto, rappresentante dell’azienda che ci ha accompagnato nella visita, se la verniciatura dello strumento ha esclusivamente una funzione estetica; ci risponde che: «la tavola armonica, per effetto della tensione delle corde –si arriva fino a carichi pari a 1200 kgtende a deformarsi, anche se le parti che la compongono rimangono in locale appositamente areato e riscaldato per circa 4 mesi. Per questo motivo la vernice, oltre a rispondere ad elevate esigenze estetiche, deve essere elastica in modo che assorba i cambi dimensionali dello strumento e non si “rompa” il film».

In sintesi: nella falegnameria vengono preparati tutti i componenti dello strumento, che vengono poi premontati dando luogo a un’arpa “grezza” (così la chiamiamo), di cui viene accuratamente controllata la validità dell’insieme, premessa per il futuro buon funzionamento (l’unione dei vari componenti è così perfetta, da fare sembrare alla fine lo strumento un pezzo unico).

Tutti i componenti vengono quindi smontati e verniciati, per essere alla fine rimontati a creare l’arpa “definitiva”, almeno quanto a struttura, non ancora però testata nella sua funzione prioritaria, la produzione del suono: gli specialisti dell’azienda (accordatori e arpisti), hanno ancora il loro da fare.

I dettagli delle fasi produttive in falegnameria

Va intanto sottolineato che le operazioni manuali sono e restano una componente importante e irrinunciabile nella produzione dell’arpa. Trattandosi infatti in buona sostanza di una vera e propria opera d’arte scolpita, intarsiata decorata, dorata (e composta peraltro da una parte in legno e da alcune parti in metallo, come quelle meccaniche necessarie alla alterazione delle corde), l’opera della mano degli artisti super-esperti dell’azienda di Piasco, non sarebbe sostituibile nemmeno dalla più evoluta tecnologia automatica. Salvi è completamente autonoma (nella fig. 14, una parte dell’ampia area della falegnameria interna), né d’altra parte potrebbero essere commissionate a terzi operazioni tanto specialistiche: dalla falegnameria alla verniciatura, tutto avviene quindi all’interno.

Solo la installazione di centri di lavoro a controllo numerico, che svolgono lavorazioni seriali di primo trattamento del legno, generalizzate e quindi ininfluenti ai fini delle personalizzazioni del prodotto, hanno parzialmente ridotto l’incidenza delle operazioni manuali su quelle meccaniche. Molto importante è sottolineare come, dove possibile, si utilizzino tecnologie innovative di accoppiamento dei legni e ricerca di metodi costruttivi attuali, per ottenere strumenti leggeri ma, allo stesso tempo, con prestazioni acustiche eccellenti. Attualmente solo le parti che devono essere scolpite (sempre, ovviamente, a mano) sono ottenute con legno massiccio. Perfino la tinta (all’acqua, in vari colori) è applicata a mano, per arrivare a coprire anche il più nascosto angolo del pezzo.

LA LEVIGATURA COME OPERAZIONE STRATEGICA

La levigatura è tra le operazioni manuali più diffuse in azienda: un po’ perché la tridimensionalità dei manufatti non consente la levigatura con macchine automatiche, ma soprattutto per il fatto che si vogliono ottenere, a partire dal grezzo, superfici che addirittura potrebbero apparire come finiture. Questa cura si rivela particolarmente utile per i pezzi che sono verniciati all’acqua, come la cultura della finitura “ambientale” insegna.

Le scelte in avanti

Il ricambio generazionale, nella persona dell’amministratore delegato che ha acquisito la gestione dell’azienda dopo la recente scomparsa del padre Victor, ha registrato anche la capacità e la volontà di fare impresa senza inquinare, oltre ad acquisire tecnologie di avanguardia già proiettate al futuro.

Sulla base quindi della straordinaria opera del fondatore, l’azienda ha scelto di adeguare la produzione a sistemi automatizzati, dove possibile, e di passare alla verniciatura con prodotti all’acqua, a basso impatto ambientale, iniziando dalle arpe di dimensioni ridotte, le arpe celtiche e da studio, per arrivare quanto prima alla stessa verniciatura su tutti i modelli: una decisione di notevole importanza sanitaria e sociale, sintomatica del rispetto che i Salvi intendono riservare ai propri collaboratori e agli abitanti del territorio circostante, considerando soprattutto il fatto che, per la finitura delle arpe da concerto sono necessari cicli di verniciatura anche a 12 mani, da 4 a 5 mani di fondo, si leviga (con grana 180), altre 4 mani di fondo, si leviga (questa volta grana 320), due mani di finitura, si leviga con grana sottilissima, altre due mani di finitura.
Quando le tavole sono decorate, tutte esclusivamente a mano e non con decalcomanie, si applicano altre due mani di protettivo trasparente.

Il nuovo corso ha rivoluzionato tutti i reparti produttivi: l’ultimo investimento, importante sia dal punto di vista della produttività –per restare competitivi- che della necessità di standardizzare la qualità e la ripetitività, è l’installazione di un nuovo impianto di verniciatura della Cefla Finishing di Imola, in provincia di Bologna, e l’utilizzo dei prodotti all’acqua di una nota multinazionale.
L’impianto è stato progettato proprio per essere idoneo alla verniciatura con prodotti all’acqua.

L’opinone dell’utilizzatore

Puntualizza Gabriele Dutto: «Abbiamo scelto l’impianto di Cefla dopo avere analizzato almeno altre due possibili soluzioni: la decisione, come sempre usiamo fare, è stata “corale”. Il gruppo, di noi “addetti ai lavori”, ha puntato sulla marca che con le sue molteplici installazioni testimonia il successo delle sue tecnologie applicative, che in Salvi si è confermato, avvalorato dalla consulenza e dall’assistenza che ci sono state e continuano a esserci offerte da Michele Filardo, responsabile commerciale di Cefla Finishing Group e da tutto lo staff tecnico dell’azienda.

«Analogamente è avvenuto per le vernici all’acqua: in questo caso determinante è stato il contributo di esperienza e conoscenza del collega responsabile in particolare della verniciatura, contributo anch’esso confortato dalle credenziali di cui gode la marca di vernici adottata.

«Attualmente verniciamo nell’impianto automatico le arpe celtiche, alle quali applichiamo tre mani di fondo e due mani di finitura, prima appassite a una temperatura contenuta, e poi definitivamente essiccate.

«Si è trattato di due scelte di nostra piena soddisfazione, che stimolano l’azienda a completare con le stesse modalità il progetto-pilota, che ci sta dando ottimi risultati».

Conclusioni

Una impresa per l’arpa, oppure l’arpa che diventa impresa? Secondo il fondatore, l’arpa è tutto, e come dargli torto, visto che la sua perfezione ha portato Salvi sulle vette del mondo? Da osservare resta comunque il fatto che la creazione di una iniziativa di alto livello deriva sempre da un forte impegno di pensiero, che non a torto, facendo tesoro di un’iniziale fondazione di un mercato, lo sviluppa nel tempo confermando una leadership incontrastata. Questo è Salvi Harps, una gloria del made in Italy, così solida che imitarla è quasi impossibile.

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