Finiture Green

Il risveglio dell’appropriatezza

Gianpiero Alfarano

Il Decoro delle superfici è oggi un’attività progettuale che sta vivendo un notevole rilancio in termini di interesse e diffusione con una vera e propria rinascita culturale.
Il decoro va assumendo accurata rilevanza in vari campi dell’espressione epiteliale degli oggetti e degli ambienti detenendo un ruolo chiave nell’interior design ma anche nell’ambiente urbano.

Per prenderne un contatto più diretto di ciò che oggi consideriamo esprimibile con questo termine può essere efficace risalire all’etimologia.
“Decoro” – dal latino decorus, solleva una riflessione sul doppio significato che in italiano si attribuisce alla parola rimbalzando tra attribuzioni significanti valori estetici ed etici. In latino, infatti, decorus significa sia “bello” o “ornato”, ma anche “appropriato, conveniente, degno”.
Questo ci porta a rilevare quanto tra i valori estetici ed etici il decoro abbia accezioni intimamente connesse e interdipendenti che gli fanno assumere oggi specifiche connotazioni di attrazione e seduzione nella comunicazione sociale.
Le prime tracce di una tale interpretazione possiamo trovarle addirittura nel De re aedificatoria di Leon Battista Alberti, dove egli parlava di “decor” come principio adatto ad assicurare che ogni elemento fosse appropriato al suo scopo e al suo contesto (Portoghesi, 1966). Quindi un concetto che garantiva l’armonia tra la forma e il contenuto, tra l’estetica e l’etica del progetto. Una sorta di rendiconto di reciprocità nel trovare equilibrio tra le parti in causa pensate per veicolare valori e godimento. E ancora un po’ prima, nell’antica Roma, ciò che era esteticamente gradevole era anche considerato moralmente giusto e appropriato al suo contesto. Ciò che si riteneva ben fatto e armonioso per la vista era anche un riflesso di un ordine e di un rispetto sottostante.
Ancora oggi questa impronta il decoro, per fortuna, non l’ha persa.
Il decoro inteso come disegno di superfici, più che passare per un fatto meramente estetico, ha insite potenzialità che orientano e definiscono la percezione etica (Alfarano, 2016a). La facciata di un edifico, il pavimento di una piazza, di un viale, i muri interni di un’abitazione, inviano messaggi sottintesi quanto auspicabili. Tra i quali alcuni molto indicativi che dovrebbero seguire una logica del tipo: questo luogo è curato, è stato progettato con molta attenzione e merita di essere fruito con rispetto (Alfarano, 2016b).
Il decoro indica principalmente attenzione al dettaglio, cura del particolare. Una componente espressiva delle superfici che sollecita attenzione nel rilevarne la quantità di attenzione riposta per realizzarla.
Questo è un primo grado di appropriatezza che si può attribuire al decoro nel conferirgli specificità di comunicazione. Semplicemente, tra un muro imbiancato e un muro trascurato, segnato da incuria, sporcizia o degrado, non c’è alcun dubbio che ne sia influenzata la percezione di fattori valoriali. Un apprendimento che può abbassare le soglie di sensibilità verso il rispetto sociale aprendo attitudini a comportamenti incivili. Un circolo vizioso in cui il decoro estetico perduto porta a una perdita del decoro civile.
Come abbiamo appena visto, se a decoro accostiamo il significato di appropriatezza, così come originariamente poteva essere interpretato, ci riesce meglio distinguere e apprezzare un fenomeno in continua evoluzione capace di sintetizzare e rendere espliciti alcuni cambiamenti delle società e farsi addirittura portavoce delle crescenti esigenze di mediazione e dialogo tra uomo e ambiente che trova scambio attraverso le superfici delle cose.

La tradizionale distinzione tra “bello” e “funzionale” è stata proprio messa in discussione e forse definitivamente superata proprio dalle nuove concezioni e dalle nuove reputazioni che il decoro ha acquisito in questi ultimi decenni. L’avanzamento tecnologico, soprattutto dell’informatica, ha rivoluzionato il decoro delle superfici. Le tecniche di stampa digitale ad alta definizione, ad esempio, hanno permesso di riprodurre texture, motivi desueti e persino opere d’arte su un’ampia varietà di supporti, dai laminati al gres porcellanato. Questo ha aperto la strada a una personalizzazione estrema, dove ogni superficie può diventare un’espressione unica e irripetibile. Dopo decenni di minimalismo e purismo, diremo anche di depurazione, il decoro è tornato prepotentemente sulla scena. Era stato Adolf Loos con Ornamento e delitto (Loos, 1908/2014)a lanciare la più massiccia campagna di repressione del decoro di ogni epoca facendone di questo saggio forse il riferimento più famoso e provocatorio sull’argomento. Loos sosteneva che l’ornamento, che per lui era coincidente a decoro, fosse un segno di arretratezza culturale e un “crimine” contro il progresso, la funzionalità e l’onestà dei materiali. Per lui, il vero decoro risiedeva nella purezza delle forme, nella dignità dei materiali e nella loro onesta espressione, liberata da ogni inutile aggiunta. Un abbaglio che lo ha mandato in contraddizione proprio attraverso le sue stesse opere. Dando dignità ai materiali impiegati nella loro onesta espressione in fondo ha evoluto e spostato in avanti il concetto di decoro e i linguaggi di cui esso è artefice piuttosto che eliminarlo totalmente come egli predicava di fare. I suoi principi hanno influenzato pesantemente generazioni di architetti, da Le Corbusier ai minimalisti contemporanei, ma non nell’escludere il decoro dalle superfici che egli si sarebbe augurato, anzi a farne tenere più di conto e farne accentuare la considerazione, questo sì, rispetto alle responsabilità comunicative che esso assume. Oggi si assiste a una continua ricerca di innovazione proprio sul dibattito espressivo dell’efficacia del decoro (Antonelli, 2019). Un’accelerazione e una necessità subentrata quasi prepotentemente con l’integrazione di tecnologie smart capaci di trasformare le superfici in elementi interattivi, in grado di cambiare aspetto con effetti sensoriali dinamici. Superfici hi-tech sono variabili nelle cromie, nell’emettere luce o addirittura suoni adattativi (Alfarano, 2023). Si possono individuare due macro-orientamenti ai quali i designer si riferiscono per sviluppare nuove proposte.
Una prima traiettoria è individuabile nello stretto legame tra “tecnologia e design”.
Le nuove tecnologie 3D Print, il taglio laser e il design parametrico amplificano la creazione di decori articolati impensabili fino ad ora e tridimensionali perfettamente integrati nella struttura stessa di un oggetto o di una superficie, eliminando la vecchia dicotomia tra “struttura” e “decorazione”.
Una seconda traiettoria riguarda le specificità del comunicare che il decoro sta man mano evolvendo rispetto alle istanze sociali e ambientali emergenti. Oggi, i designer usano il decoro più di altri elementi, per fare “narrazione”. Che sia legata alla cultura del luogo, alla tradizione artigianale o alla storia dei materiali, in ogni caso è comunque indice di divulgazione espressiva di fattori emotivi che addirittura prevaricano la semplice espressione visiva. Narrazioni che tra le appropriatezze da ricercare sollecitano la maggiore integrazione possibile dell’offerta visiva con i contenuti da veicolare. I motivi, le texture e i colori non sono più mere sovrapposizioni aggiunte come arricchimento, ma diventano parte integrante dell’identità di un progetto.

In queste due traiettorie dell’appropriatezza appena descritte, la prima con le innovazioni tecnologie e la seconda con le fascinazioni delle narrazioni, si distinguono, con evidenza, alcune tendenze.
Tra le principali e forse tra le più emergenti, quelle stimolate dal design sensoriale e immersivo, sono riconoscibili per il maggiore contributo all’innovazione (Ferrara & Lucibello, 2009).
L’invito è ad un’esperienza multisensoriale che induce una semplice percezione tattile in un coinvolgimento reattivo e interattivo con l’ambiente attraverso le superfici. Ad esempio, si assiste attraverso il decoro ad una nuova interpretazione della luce che va oltre la resa del visibile e sposta la percezione a fruire di effetti tridimensionali ottici più che fisici. Materiali di nuova generazione che offrono lucentezza a cui ci si può educare con nuove sensibilità di percezione riescono ad amplificare la luminosità senza farsi molto notare inseriti discretamente rispetto alla percezione dell’intero ambiente. Possono creare un senso di ampiezza senza farne percepire consapevolmente la provenienza di tale effetto, mentre superfici opache o a ricettacolo possono diffondere la luce in modo morbido e avvolgente contribuendo ad offrire un’atmosfera partecipativa in cui calma e serenità possono essere apprese e praticate con naturalezza (Bisson, 2017). Siamo al punto in cui le nuove superfici mettono in attuazione le nozioni di “atmosfera” teorizzate da Gernot Böhme (2010). Un nuovo nodo di percepire e auto percepire il corpo nello spazio in una concezione estetica desueta in cui a prevalere è l’interazione spontanea offrendo inusitati punti di vista. Ecco che, un secondo grado di appropriatezza, va ad aggiungersi a quello che conferisce al decoro la forza della comunicazione: l’appropriatezza con lo “stimolo”. Significa riconoscere e praticare l’appropriatezza con la facilitazione, l’induzione inerziale a fruire di una prestazione espressiva delle superfici rilevandone sensorialmente le proposte di relazione a ciò che si può innescare come benessere.
Le superfici possono essere progettate e quindi modellate con un decoro adatto ad assorbire o diffondere il suono, contribuendo a creare un’acustica piacevole. I pannelli fonoassorbenti, ad esempio, sono un elemento essenziale per migliorare la qualità del suono in ambienti rumorosi, trasformando una necessità funzionale in un’opportunità di cura della percezione. In questi elementi di arredo l’inserimento di illuminazione dinamica, che si adatta al ritmo circadiano, e l’integrazione di sistemi audio di alta qualità migliorano lo stato di confort mentre creano una percezione tangibile indiretta; ossia attraverso il decoro si può riconoscere una prestazione non visiva ma che l’oggetto sa offrire.
Su questa direzione si assiste all’avanzamento di un’altra tendenza molto innovativa, quasi inesistente fino a pochi anni fa, e dovuta all’esponenziale escalation delle nuove tecnologie digitali: la smaterializzazione delle prestazioni che si traduce nell’”invisibilità”.
Attenersi a questa nuova esigenza di appropriatezza diventa un passo obbligato prendere in considerazione le superfici e con esse il decoro delle suddette per far esprimere ciò che non si vede. La tecnologia non è più solo elemento a sé stante, si fonde con la decorazione per creare spazi intuitivi oltre la funzionalità e farla percepire attraverso il decoro diviene una certificazione di identità oltre che un contributo ad agevolare l’accesso e l’uso degli oggetti. Quello che può essere definito come smart home ha sicuramente nel decoro il riconoscimento della interconnessione tra fisicità e prestazione virtuale delle superfici (Lupacchini, 2022).
Ancora un’altra tendenza in contrapposizione al minimalismo monocromatico che ha dominato per anni, sta emergendo verso il “massimalismo”, che celebra l’espressione attraverso l’uso audace di colori, texture e motivi accentuati. Si può notare un ritorno di palette cromatiche vibranti e a contrasto. Le pareti diventano un elemento focale con carte da parati minuziosamente elaborate, finiture in rilievo o intonaci decorativi che creano superfici vive e tattili.
In questo scenario generale, si può verificare il paradosso che un progetto può mancare di decoro, pur avendone abbastanza, se la sua espressione appare fuori luogo o eccessiva e soprattutto se non la si ritiene appropriata. Il vero test di un buon intervento di design non è quanta decorazione introdurre, ma quanto decoro si riesce a comunicare e a far corrispondere alle aspettative culturali che esso stesso può influenzare con la sua presenza pervasiva. Nel dibattito contemporaneo sono ormai presenti concetti diffusi che dimostrano come il nuovo decoro non cerchi di nascondere o travestire gli aspetti delle superfici o l’identità dei materiali, ma al contrario ne esaltino la natura, le imperfezioni e l’origine. Ossia, valorizzarne la sua essenza grezza e la sua provenienza. Inoltre, si dà sempre più importanza al processo di produzione. Un progetto è considerato “decoroso” se la sua realizzazione è etica, sostenibile e se rispetta il lavoro e la dignità delle persone coinvolte. In questo senso, l’eleganza di un oggetto, il portato culturale di un’opera non è solo nella sua forma finale arricchita o sovrastrutturata dal decoro, ma proprio tramite il decoro integrato in essa, dare significato a tutte le motivazioni che lo fanno esistere. Questa tendenza è strettamente legata a un rinnovato interesse per l’artigianato e per le tecniche manuali. Il decoro di oggi non è più inteso nella sua esuberanza accattivante di espressioni formali o di una esaltazione dell’estetica, ma nella sua concreta incidenza a comportamenti virtuosi e benefici, nella sua matericità e nel suo impatto etico (Antonelli, 2019). Questo approccio sposta il concetto di decoro da un semplice abbellimento a un’azione consapevole che ha implicazioni sociali e ambientali di cui occorre avere sempre più dimestichezza, confidenza e responsabilità nel proporlo.

Riferimenti bibliografici
Alfarano, G. (2023). Multisensory space design for lighting. Pietro Macchione Editore.
Alfarano, G. (2016a). La materia in superficie. In J. Filieri (a cura di), La materia in-Forma (pp. 70–75). Delfino Editore.
Alfarano, G. (2016b). Il design in superficie. In E. Guglielmi (a cura di), Design Stone Story (pp. 41–47). Pietro Macchione Editore.
Antonelli, P. (2019). Broken nature: Design takes on human survival. Mondadori Electa.
Bisson, M. (2017). Environmental design – 2nd International Conference. De Lettera.
Böhme, G. (2010). Atmosfere, estasi, messe in scena. L’estetica come teoria generale della percezione (A. Perin, Trad.). Mimesis Edizioni.
Ferrara, M., & Lucibello, S. (2009). Design follows materials. Alinea Editrice.
Loos, A. (2014). Ornamento e delitto (Edizione digitale). Adelphi. (Opera originale pubblicata nel 1908)
Lupacchini, A. (2022). La sensorialità nei materiali. FrancoAngeli.
Portoghesi, P. (1966). De re aedificatoria di Leon Battista Alberti (1452). Il Polifilo.