In Alto Adige il legno non è semplicemente materia: è cultura produttiva, infrastruttura ecologica, linguaggio architettonico, materiale di benessere su cui si sta costruendo un pezzo di edilizia.

L’utilizzo del legno in edilizia non è un futuro che sa di ritorno al passato, ma presente in cui la materia naturale, gestita con competenza e visione, si fa protagonista dell’innovazione.
Non a caso, la sensibilità crescente verso l’edilizia in legno, unita allo sviluppo di tecnologie costruttive sempre più avanzate, sta delineando un settore che richiede attenzione, sguardo critico e competenza tecnica. Non si tratta più di un materiale “alternativo”, ma di un protagonista della contemporaneità al pari di altri materiali.
Il legno oggi è elemento strutturale, linguaggio architettonico, interfaccia estetica ed energetica tra edificio e ambiente.
Secondo molte aziende leader del settore, la sua forza risiede nella capacità di lavorare per ibridazione. È il dialogo tra materiali – legno e cemento, ad esempio – a generare nuove possibilità costruttive, ampliando i confini di ciò che si può edificare.
Questo approfondimento nasce grazie a IDM Alto Adige, ente pubblico-privato che da anni promuove e valorizza le eccellenze produttive del territorio. Grazie a un viaggio fisico e sensoriale nel cuore della filiera, abbiamo esplorato un settore in cui il legno si conferma un materiale del presente: tecnologico, controllabile, certificabile, gestibile nella sua intera filiera, che concorre per il 7% al pil altoatesino.
«La conformazione del territorio – spiega Marco Pietrogiovanna, direttore dell’Ufficio Pianificazione Forestale della Provincia autonoma di Bolzano, – è caratterizzata da una costellazione di piccoli proprietari boschivi, principalmente di abete rosso, che grazie al nostro coordinamento (l’ultimo organo autonomo rimasto attivo in Italia e non confluito in altre Armi, ndr) – possono contare su strategie mirate nella gestione delle risorse e nell’affrontare fenomeni critici come la tempesta Vaia e la proliferazione del bostrico, emergenza che affligge quest’area ormai da cinque anni e che oggi, fortunatamente, sembra essersi ridimensionata».
Su questo fronte, le tecnologie di mappatura avanzata sviluppate dalla Forestale mostrano segnali di miglioramento e permettono di monitorare in tempo reale l’evoluzione del fenomeno, restituendo una fotografia chiara della disponibilità e della qualità della materia prima. «Con queste proiezioni, è possibile un adeguata gestione della materia prima, in particolare di quella che confluisce nelle maglie dell’edilizia» spiega Pietrogiovanna.
Questi eventi naturali hanno modificato profondamente il paesaggio, imponendo nuove logiche di utilizzo. La sovrabbondanza di legname e il conseguente impatto sui prezzi, ma anche la necessità di stoccaggi adeguati e controllati e un piano di rigenerazione boschiva sono solo alcuni esempi.
Il bostrico ha inciso pesantemente sul patrimonio arboreo ma non sulla qualità strutturale del materiale. Gli studi lo confermano: il legno colpito non presenta compromissioni e può essere impiegato in edilizia, anzi lo si sta già ampiamente utilizzando. In alcuni casi la caratteristica colorazione azzurrina, dovuta ai funghi dell’azzurramento, è un valore aggiunto in ambito design.
Ma il legno non è solo tecnica. Ha una dimensione percettiva che la ricerca scientifica continua a confermare. Il National Institute of Advanced Industrial Science and Technology in Giappone ha rilevato come il contatto visivo e tattile con superfici lignee naturali abbia effetti diretti sul sistema nervoso: riduzione della pressione sanguigna, maggior sensazione di calma, concentrazione più stabile.
Lo dimostra in modo evidente la sede di Kostner a Varna (Bz), realizzata da Rubner, per essere un’alternativa concreta agli uffici in calcestruzzo. Qui il legno è struttura, identità e veicolo di benessere per chi ci lavora. All’esterno, le doghe carbonizzate in maniera industriale proteggono la facciata e diventano segno decorativo. All’interno dominano superfici lignee leggere, trattate con impregnante bianco, oppure lasciate al naturale, capaci di esaltare venature e nodi come parte del linguaggio architettonico. Sulla stessa linea di pensiero è stata costruita la nuova sede di Holzius a Oris (Bz) dove il legno domina tutti gli spazi destinati sia agli uffici che alle aree produttive.
L’idea che il legno sia materiale da chalet alpino è ormai superata. Il suo impiego su larga scala è confermato da realizzazioni che ne dimostrano versatilità e robustezza. Rothoblaas, azienda che sviluppa prodotti dedicati ai professionisti dell’edilizia in legno, ha installato nel 2021 il più grande magazzino automatizzato d’Europa in legno – una struttura autoportante, un unicum nel panorama italiano e tra i pochissimi esempi nel mondo, a dimostrazione che questo materiale ha un potenziale strutturale di grande rilievo.
LignoAlp, marchio dell’azienda altotesina Damiani -Holz&Ko, registra un numero crescente di commesse pubbliche e private, consolidate da una capacità di gestione complessa delle opere, dal dettaglio costruttivo fino alla prefabbricazione avanzata. Un esempio è in corso di realizzazione: Citywave, il progetto firmato dallo studio internazionale BIG – Bjarke Ingels Group che costituirà un nuovo punto di accesso a Citylife, andando a completarne lo skyline insieme alle Tre Torri, avrà una complessa tettoia in legno che come un “telo” unirà le due torri del nuovo edificio in realizzazione nell’area di largo Domodossola.
Parallelamente emergono sistemi che esplorano un’ulteriore dimensione del costruire, sempre più valorizzando l’aspetto naturale di questo materiale. Holzius, ad esempio, sviluppa edifici in legno massiccio senza colle, affiancati a pareti interne con lastre in argilla cruda rasate: una combinazione che garantisce volano termico, regolazione igroscopica e comfort acustico. Strutture che non solo riducono l’energia incorporata, ma costruiscono un immaginario abitativo basato su sostenibilità, salubrità e condivisione valoriale.
Il tema estetico resta centrale: quanto deve essere riconoscibile il legno? Quanto può essere trasformato, protetto, modificato nella sua espressione superficiale?
Fuori dai contesti alpini, le costruzioni completamente in legno sono ancora poco diffuse, spesso relegate a scelte coraggiose della committenza, e lo saranno sempre meno. Tuttavia, l’idea che la soluzione obbligata sia coprire con cappotti e intonaci è ormai superata, o comunque resta un’opzione. Vernici, impregnanti e trattamenti superficiali aprono scenari nuovi, capaci di valorizzare nuance, texture e durabilità del materiale senza rinunciare alla sua identità.
Un caso emblematico è dell’Hotel Pfösl, nel quale la scelta materica ha assunto un ruolo decisivo: il legno non è solo struttura o pelle dell’edificio, ma diventa vero dispositivo estetico grazie a una finitura grigia metallizzata che ridefinisce la sua presenza nell’ambiente alpino, sul solco della tradizione ma portandolo nella contemporaneità. L’intervento – esito di un concorso privato e sviluppato dallo studio bergmeisterwolf con la realizzazione di LignoAlp – utilizza il larice trattato come superficie capace di assorbire e riflettere la luce, trasformando la facciata in un piano vibrante che dialoga con il bosco e con le variazioni atmosferiche. Questa tonalità, controllata e volutamente non naturalistica, conferisce al complesso un carattere contemporaneo, quasi minerale, rendendo il legno parte di una grammatica architettonica più ampia.