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Il CMF riscrive il lusso su quattro ruote e trasforma le auto in oggetti da storytelling

Francesca Motta

Ci sono mercati chiave che guidano l’innovazione e, in larga parte, influenzano l’evoluzione tecnica di un intero settore. Nel caso del CMF (Color, Material, Finish) design, è fondamentale osservarne le dinamiche attraverso la lente dei cambiamenti in atto nel mondo dell’automotive.

CMF, in ambito automotive, si riferisce a soluzioni legate al colore, ai materiali e alle finiture di esterni e interni. Molti brand internazionali affrontano questi aspetti estetici partendo dalle proprie strategie di differenziazione, in uno scenario sempre più competitivo ed esigente.
«Non si tratta più solo di scegliere finiture decorative, ma di affermare un’identità, raccontare una storia coinvolgente e rafforzare il valore percepito di un veicolo. Oggi, il CMF gioca un ruolo cruciale fin dalle prime fasi di sviluppo, guida decisioni strategiche relative a superfici, texture e linguaggio cromatico, contribuendo a definire l’espressione emozionale e sensoriale del brand» spiega Claudia Khalil, fondatrice di Khalil Design, studio di riferimento internazionale nel campo dei materiali per brand premium.
Fuori da dinamiche rigide, le strategie di CMF stanno diventando sempre più scalabili e flessibili, assicurando al contempo coerenza estetica e qualità percepita. Come spiega JoonWoo Oh del Creative Communication Team di Hidalab, divisione Color Material Finish Library parte del colosso coreano Intops, «generalmente i reparti di design e sviluppo di un’azienda collaborano con i partner per ricercare tecnologie di lavorazione legate a numerosi materiali innovativi, concentrandosi sia sull’estetica che sulla fattibilità della produzione su larga scala».
Anche nei grandi gruppi OEM (Original Equipment Manufacturer), pur restando all’interno di processi industriali e con approcci orientati alla standardizzazione, il futuro è sempre più verso progetti dal valore sartoriale.

L’era della iper-personalizzazione

È indubbio che il settore automotive di lusso stia attraversando una profonda trasformazione estetica, trainata – anche – dalla transizione energetica in corso. Secondo Hidalab, «con la diffusione dei veicoli elettrici, sembrano emergere due strategie principali: la prima è un design emozionale eco-friendly, che punta a trasmettere un certo senso di comfort vicino alla natura. La seconda è un design ad alte prestazioni e di fascia premium, che viene solitamente espresso attraverso materiali che simboleggiano prestazioni e lusso, come la fibra di carbonio, la pelle o il metallo».
In una realtà come Touring Superleggera, il ruolo del CMF designer si arricchisce di una seconda dimensione: quella di personalization specialist. «Qui il processo progettuale non ruota attorno a palette o combinazioni predefinite, ma prende forma a partire dal singolo cliente, dalle sue preferenze personali, dalla sua storia. Ogni vettura è il risultato di un percorso esclusivo e sartoriale, dove il CMF diventa strumento di espressione individuale» spiega Gabriele Mafrici.
Nell’era della iperpersonalizzazione, il compito del CMF designer non è solo proporre materiali, texture e colori, ma guidare il cliente attraverso un dialogo che tiene conto della fattibilità tecnica, del linguaggio del brand e dei suoi valori storici. «Questo approccio consente di trasformare ogni progetto in una vera esperienza sensoriale e all’atto pratico, di lavorare con materiali non convenzionali, toccarli con mano, testarli e dialogare direttamente con i reparti produttivi per dare forma a soluzioni inedite e sofisticate. Attraverso questo metodo, le nostre vetture diventano oggetti da collezione, rafforzati da un’identità marcata e da un altissimo livello di personalizzazione, che contribuisce ad aumentare il valore percepito e a rendere ogni progetto irripetibile».
In questo scenario, c’è una predilezione per materiali autentici e una crescente attenzione ai valori emozionali. «Tra gli esterni spiccano colorazioni sviluppate ad hoc, spesso metallizzate, in cui brillantezza e profondità enfatizzano il dinamismo delle superfici. Ogni tinta è studiata per reagire alla luce e valorizzare le linee della vettura. Gli interni vedono una forte richiesta di pelli naturali e microfibre tecniche, come Alcantara®, personalizzate e abbinate a metalli leggeri come l’alluminio, per un contrasto sofisticato tra artigianalità e tecnologia» spiega Mafrici.
Lo vediamo anche nei progetti più lungimiranti, come quello di “RePatrol”, un progetto firmato Peec Studio che reinterpreta l’iconico Nissan Patrol Y60 fondendo cultura locale e restomod – una fusione delle parole “restoration” (restauro) e “modification” (modifica) che indica un approccio sempre più diffuso nel mondo dell’automotive in cui si restaura un veicolo d’epoca preservandone l’estetica originale, ma aggiornandolo con tecnologie moderne.
Clara Bartholomeu, CMF designer, racconta il lavoro di ricerca che ha guidato ogni scelta materica: dalla pelle naturale tracciabile ai tessuti riciclati, fino ai pattern ispirati alla Ghutra e ai legni tradizionali degli Assa, bastoni tradizionali usati dagli uomini emiratini. «Le sedute, in particolare, sono diventate il simbolo visivo del progetto, capaci di evocare appartenenza e identità. Il team ha bilanciato con cura il design tradizionale – con cromie sabbiose, motivi geometrici e riferimenti alla falconeria – con dettagli più pop e nostalgici, come i colori delle confezioni di snack locali. Un CMF design che non si limita a decorare, ma diventa strumento narrativo e inclusivo, pensato per raccontare l’esperienza condivisa di chi è cresciuto negli Emirati, al di là delle origini» spiega la designer.

Verso nuove estetiche

Secondo Claudia Khalil, il CMF sta assumendo una funzione strategica nel ridefinire il concetto stesso di lusso contemporaneo. Nel suo Trend Book, Khalil individua sei nuove direttrici CMF che segnalano un cambio di paradigma: un lusso più sensoriale, discreto e orientato all’esperienza.
«Le nuove direzioni – afferma Khalil – vanno ben oltre la decorazione: diventano strumenti di identità. Grande attenzione è rivolta anche a superfici sfumate e blur effect, capaci di creare un senso di profondità e movimento visivo, ideali per interni dinamici. I metalli soft-touch e le ceramiche lucide introducono un contrasto raffinato, donando ricchezza sensoriale e un’estetica sofisticata. A questi si aggiungono i pannelli compositi stratificati, che combinano tessuto, pelle e metallo in una narrazione materica, coerente e multisensoriale».
Per progetti a vocazione Superleggera, le finiture satinate, anodizzate o spazzolate sono fondamentali per valorizzare la qualità percepita. Dettagli realizzati a mano, come le cuciture a vista o i badge personalizzati, completano il racconto di un lusso su misura, dove ogni scelta materica parla la lingua dell’identità.

I progetti

Tra i progetti più iconici, spicca l’Arese RH95 Vento d’Oro firmata da Touring Superleggera «un vero manifesto del CMF design emozionale. Il nome stesso evoca un vento prezioso, trasformato in linguaggio visivo e materico. La livrea della carrozzeria in carbonio è decorata con grafica in foglia oro 24 carati, applicata a mano con una tecnica sviluppata con un partner specializzato. La sfida è stata coniugare esclusività e funzionalità: abbiamo messo a punto un ciclo protettivo che sigilla la foglia senza alterarne la luminosità» spiega Mafrici.
Anche gli interni riflettono questa visione: l’abitacolo è concepito secondo il principio Aero Cocoon, con due spazi separati per conducente e passeggero. Il CMF diventa qui struttura narrativa: la divisione è marcata da una linea a ‘S’ in pelle con foglia d’oro, simbolo di un’esperienza pensata per essere vissuta prima ancora che guidata.
Un altro esempio è il progetto Maybach Haute Voiture, curato da Claudia Khalil, che ha sviluppato in-house un tessuto esclusivo, selezionando e combinando sei filati differenti per ottenere un effetto visivo e tattile d’alta gamma. Il design è stato ceduto al cliente con una licenza e, in soli sei mesi, trasformato da concept a produzione seriale in collaborazione con il reparto tecnico Mercedes.