Colore, una parola dai molteplici significati, dunque
che cos’è il colore?

Facciamo qualche passo indietro. Per gli uomini primitivi c’era un solo colore, il rosso, che veniva usato per arricchire le pitture nelle caverne e per tutta l’antichità le uniche tinte degne di questo nome furono il bianco, il nero e il rosso. I primi a riflettere sull’idea di colore furono ovviamente i greci, che arrivarono a definirne lo spettro: agli estremi erano il nero e il bianco, il buio e la luce, e tutti gli altri colori sarebbero stati la risultante della mescolanza in dosi diverse di questi due. Per Plinio gli unici colori degni di essere utilizzati, poichè più morali, erano il bianco, il nero, il rosso e il giallo.
Nella Roma antica i nomi dei colori sono confusi e c’è un grande escluso, il blu, che non ha un termine proprio per essere definito (infatti l’etimologia attuale deriva dal germanico blau e dall’arabo azraq).

Dunque il rosso è il Colore, accompagnato dal bianco e dal nero. Ne trovimo testimonianza anche nelle fiabe popolari: Biancaneve riceve una mela rossa da una strega nera, il corvo lascia cadere un pezzo di formaggio bianco nella bocca di una volpe rossa, ecc. Ma perchè tutto ciò?

Non può essere solo legato alla reperibilità del colorante, piuttosto che alla qualità della resa della tintura. La ragione fondamentale è che la funzione primaria del colore è quella di simbolo. Il rosso ha un valore più forte perchè richiama due elementi alla base della vita umana: il fuoco e il sangue. Ed è proprio per questo motivo che questo colore si è legato alla religione e al potere. La Chiesa ha subito compreso questo potere simbolico e allusivo dei colori, per questo nel XII secolo adotta l’abbandonato blu, un tempo il colore delle tribù galle, rendendolo il colore dei cieli e della vergine, e decreta così un totale monopolio sui colori. Solo con la riforma di Lutero il blu tornerà ad essere il colore caratterizzante dei barbari, degli infedeli, dei riformisti appunto, perchè ritenuto più sobrio e morigerato. Rosso e blu proseguono su due strade parallele senza mai toccarsi nel corso dei secoli, mutando significato: dalla religione alla politica, da codice di riconoscimento a codice psicanalitico. Fino ai nostri tempi, che hanno decretato il blu vincitore sul rosso, il colore preferito dagli occidentali. E lo ritroviamo in molte cose, il logo dell’ONU, la bandiera europea, i blu jeans.

Nel frattempo comunque i colori si sono moltiplicati, ognuno con il proprio significato da portarsi dietro. I colori sono nel parlato: essere neri di rabbia, far vedere i sorci verdi, avere una fifa blu… Potrebbe sembrare che il simbolismo dei colori sia ormai faccenda dimenticata, appartenente ad un passato tribale e supersizioso, ma così non è. Questo anche perchè il colore è un elemento fortemente multisensoriale, tanto da poter essere definito addirittura sinestetico. Con questo si vuole dire che la sola percezione del colore può generare istintivamente richiami ad altre percezioni sensoriali, cosa che avviene solo in parte con il suono e più difficilmente con odori e stimoli tattili. Alcune di queste associazioni sono più legate a questioni storico-evoluzionistiche, come per esempio la relazione colore-sapore, altre sono legate a motivi socio-educativi, ad esempio il colore rosso corrisponde ad un suono forte.

Gli argomenti qui trattati in modo rapido vorrebbero invitare alla riflessione sull’uso odierno che viene fatto del colore: certo la scelta dei colori che rivestono gli oggetti che ci circondano non può essere casuale. Tenendo a mente quanto detto, si pensi al famoso “colore dell’anno” eletto dalla Pantone, non è una caso che il colore del 2006, anno della crisi finanziaria, sia stato un polveroso beige, che seguiva una serie di colori dai toni brillanti, e seguito da una serie altrettanto brillante che mostrava un tentativo di riportare la situazione a quella pre-crisi; solo negli ultimi tre anni, accettato il cambiamento sociale in atto, anche le tinte si sono fatte più dolci e tenui, assecondando la ricerca di una serena tranquillità. Insomma, che sia per concordanza o per contrasto con ciò che si sta comunicando – ricordiamo che il colore è simbolo e indicatore – l’uso del colore che viene fatto è abbastanza tradizionale.

Come agire allora per differenziarsi? Pensiamo a quanto detto rispetto alle qualità sinestetiche del colore: un modo per colpire l’ossevatore è riuscire a progettare un abbinamento di significati inconsueto e interessante. Per fare qualche esempio di un simile impatto del colore, prendiamo il mondo dell’alimentare negli ultimi tempi: quanti trovandosi davanti al pane nero di carbone vegetale o ad un cavolo rosa o ancora ad un gambero blu, hanno provato in un primo momento diffidenza per poi virare verso una forte curiosità? Tanto che la scelta alla fine sarà caduta proprio su quel comune alimento, nè di qualità elevata, nè di raro reperimento, che di diverso aveva soltanto il colore. Perchè allora non cercare di applicare questi meccanismi anche nella scelta dei colori per oggetti ed edifici? Una lampada può essere nera, un televisore può avere la cornice rossa opaca o in legno, come ci testimonia la Serif ultima nata di casa Samsung. Le possibilità di colore date dagli sviluppi tecnologici delle vernici negli ultimi anni sono infinite, ora è il momento di avere il coraggio di portarli nella vita di tutti i giorni, senza timore del loro bagaglio simbolico millenario.

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