Finiture

Verniciatura a polvere dell’MDF: pro e contro

By 4 Ottobre 2021 Ottobre 19th, 2021 No Comments

Finiture alternative

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La verniciatura dell’MDF (Medium- Density Fibreboard) con le vernici in polvere, è stata affrontata a metà anni novanta e ampiamente sviluppata all’inizio del nuovo millennio grazie all’impegno notevole di alcune aziende: dai produttori di materie prime agli impiantisti e produttori di vernici in polvere, da un lato, e da produttori di MDF e mobili dall’altro.

Insieme al notevole impegno dell’ANVER (associazione verniciatura industriale) con il supporto organizzativo e informativo della Rivista del Colore, del Politecnico di Milano e di alcune aziende, si è costituito un gruppo di lavoro (Fiberpol) che ha organizzato convegni, fiere e workshop per coinvolgere verniciature e aziende produttrici di mobili, mobili per ufficio, cucine e altro (che erano e sono ancora i più esigenti protagonisti di questo settore).
Sottolineiamo anche che il mercato nazionale ha uno standard qualitativo molto elevato. In generale l’MDF è costituito da una miscela di segatura (varia) e resine fenoliche, che viene pressata e indurita in speciali presse.

Il mercato di utilizzo è molto variabile, come pure la qualità richiesta, la compattezza e le resistenze del manufatto, in base alle necessità del settore (mobili/antine, scaffali o mobiletti vari che richiedono diversi parametri prestazionali). Tra i più grossi produttori mondiali troviamo il gruppo Fantoni di Udine che, in quegli anni, si è impegnato molto, per studiare un pannello di MDF adatto ai requisiti richiesti dai mobilieri e che avesse conduttività elettrostatica, caratteristica importante per il miglioramento dell’applicazione.

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Infatti, nonostante i vantaggi dell’utilizzo di vernici in polvere (alti spessori in mano unica, rispetto dell’ambiente, cicli più economici rispetto a quelli verniciati con vernici liquide, ottime prestazioni chimico fisiche del film), la strada è stata molto difficile e complessa, con risultati inizialmente interessanti, ma in seguito sempre più deludenti. Come tutte le tecnologie, anche questa richiede preparazione, formazione ed attenzione. L’approccio di molte aziende motivate dal forte entusiasmo e dalla novità tuttavia, all’inizio del 2000, anno positivo da una parte ma negativo per la mancanza di esperienza, ha complicato la vita e deluso parecchie persone.

Qualcuno pensava di poter trattare questo materiale “vivo” – è pur sempre un succedaneo del legno – come se fosse lamiera e ha preteso di verniciarlo senza considerare che è un materiale fortemente incostante/variabile, non solo in termini di compattezza e stabilità alla temperatura, ma anche nell’assorbimento di umidità e nell’aspetto superficiale (il famoso “pelo” che tutti coloro che lavorano il legno conoscono). Per cui, molti risultati sono stati negativi.

Inizialmente l’applicazione si faceva su pezzi preriscaldati, ad esempio, per stabilizzare l’umidità contenuta nei pannelli, e raggiungere le temperature di 130/140°C richieste dalle polveri termoindurenti. Alcune tipologie di pannelli contenevano infatti oltre il 30% di umidità: dopo varie prove, si è capito che non doveva superare il 10/12%. Si è dunque lavorato molto per selezionare la giusta tipologia di MDF che permettesse di mettere a punto un processo applicativo elettrostatico e di polimerizzazione che stressasse il meno possibile il supporto, ottenendo discreti risultati utilizzando polveri termoindurenti a circa 130/140°C di temperatura di polimerizzazione in 15/20 minuti effettivi, con finiture strutturate.

Nel frattempo i produttori di polveri hanno messo a punto le polveri fotopolimerizzabili (IR+UV) che hanno consentito di stressare meno il supporto e di velocizzare il ciclo di polimerizzazione, passando dai circa 20/30 minuti totali (in forni ad aria calda), oppure ai 5/10 minuti (in forni misti ad aria calda+IR), a cicli di 2/3 minuti in forni IR+UV e con temperature più basse dei 130/140°C richiesti con permanenza in forno di pochi minuti. Un altro importante vantaggio di questi forni ad irraggiamento è rappresentato dal fatto che essi non stressano il supporto, scaldando prevalentemente la vernice e quindi agendo in superficie. Quindi, abbinando un MDF selezionato di qualità adatta ad un processo di indurimento (ancora oggi ottimizzabile) e specifiche vernici in polvere (prevalentemente UV, con tutti i pro e contro), i risultati sono molto buoni.

Utilizzando l’MDF conduttivo, parecchie altre difficoltà sono state superate. Potrebbe persistere un problema di costi ma, giacché non tutto è stato sperimentato, si potrebbero studiare e sviluppare, in appositi laboratori, altre tecniche valide per facilitare il processo di verniciatura dell’MDF, riducendone i costi (partendo dall’utilizzo di materiali più economici, per esempio). Le finiture strutturate ma anche quelle lisce si possono ottenere con polveri UV ed i colori non sono un problema insormontabile.

La mia esperienza dunque e l’ottimismo che deve animare un ricercatore, mi portano a essere molto favorevole a questa tecnologia, che sommata allo sviluppo e ai miglioramenti sulle formulazioni in corso, migliorerà prestazioni e processi. Secondo la mia esperienza, il processo produttivo potrebbe essere il seguente: pannelli selezionati + condizionamento a circa 70/100°C + applicazioni su MDF conduttivo/ reso conduttivo con sali o altro, utilizzo di vernici in polvere UV + fotopolimerizzazione in forni (a bassa energia) IR + UV, per concludersi con raffreddamento e scarico.

Un’altra soluzione potrebbe essere: utilizzo di polvere come primer, carteggiatura e finitura con vernici all’acqua per soddisfare maggiori esigenze ed abbinare i colori (anche di pochi manufatti) al resto dell’arredo.

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