L’Esposizione Universale di Milano è stata una grande vetrina per l’Italia, ha attratto milioni di visitatori e ha messo al centro dell’attenzione tutto il “sistema” italiano, dal cibo al turismo, fino all’industria. É stato un grande avvenimento soprattutto per l’architettura, per quanto riguarda in particolare la costruzione temporanea e la sperimentazione sui materiali, sia dal punto di vista prestazionale che estetico.

La temporaneità delle costruzioni ha richiesto l’utilizzo in gran parte di tecniche costruttive “leggere”, e questa “leggerezza” si riflette sui concetti e le scelte che attraversano tutti i padiglioni, diventando espressione della trasformazione culturale che ha attraversato gli ultimi anni di crisi, e cambiato i concetti di benessere e di sfruttamento delle risorse delle società avanzate. Ha spinto anche a ridimensionare alcune considerazioni sui costi necessari a costruire una esposizione della (breve) durata di 6 mesi, e il risultato è, per la maggior parte dei padiglioni, la consapevolezza di poter esprimere le specificità di ogni paese con scelte di semplicità, evitando l’effetto “Las Vegas” analizzato da Venturi e Scott Brown a proposito degli Expo passate.

Semplicità e forme iconiche messe in evidenza dai progetti di Herzog e De Meuron per il Padiglione Slow Food, ad esempio, interamente costruito in legno, e della Spagna, che con due navate, una in legno, l’altra in acciaio, ha voluto esprimere con semplicità, come ci ha spiegato il progettista Fermin Vazquez dello studio B720 di Barcellona, la cui intervista è riportata nelle pagine seguenti, le due anime del Paese, la tradizione e la modernità.

E nell’ambito delle finiture? Benchè il legno sia stato il materiale principale utilizzato per i padiglioni, i cluster e gli edifici di servizio, l’Expo è stato un laboratorio di sperimentazione anche per altri materiali o, meglio, per il loro utilizzo sia iconico che rappresentativo.

Non solo protezione, quindi, ma uso delle finiture in modo creativo e evocativo per aiutare il visitatore in un percorso sensoriale legato al cibo, all’ambiente, alla cultura dei singoli paesi.

Questa sperimentazione si riflette sulle tendenze delle finiture: aumentano infatti le esigenze di garantire la durata delle verniciature in esterno, e di aggiungere funzionalità ai rivestimenti. L’involucro, le facciate, contribuiscono in maniera crescente alle esigenze di risparmio e di controllo delle prestazioni energetiche di un edificio. In parallelo si sviluppano prodotti vernicianti che ridefiniscono la percezione dei materiali, legni metallizzati e con finiture esteticamente sempre più raffinate, metalli con trattamenti “ossidati” e particolari.

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