Abbiamo dedicato il decimo numero di Finiture Green al colore, che da sempre è un argomento affascinante, a giudicare dal numero di libri pubblicati che lo trattano.Il binomio che interessa a noi è quello colore-sostenibilità. Per questo motivo apriamo questo numero con un contributo all’attività dell’Associazione Colore e Tintura Naturale Maria Elda Salice, centro di ricerca e sperimentazione sui coloranti naturali, dedicato alla documentazione e alla pratica della colorazione con colori e tinte che si possono ricavare dal mondo naturale, dai vegetali, dagli insetti, da altri piccoli animali.

Un mondo affascinante percorso attualmente quasi esclusivamente dall’industria della moda o, meglio, da quella dei tessuti, ma che potrebbe avere sviluppi inaspettati anche per la colorazione di altri materiali, come il legno e – perché no? – per la produzione di vernici. Infatti, la chimica delle vernici ha sviluppato in modo consolidato alcune materie prime non più ricavate da fonti fossili ma che utilizzano la sintesi di prodotti di scarto vegetale, con prestazioni assolutamente assimilabili a quelle contenute nelle normali vernici all’acqua industriali. Mancano i pigmenti di origine naturale, che potrebbero essere addirittura ricavati da fonti altrettanto ecocompatibili.

Quali sono i vantaggi nell’utilizzo di questi prodotti vernicianti?

Hanno le stesse caratteristiche prestazionali delle vernici all’acqua di utilizzo comune ma hanno una impronta del carbonio decisamente inferiore che risponde ai criteri dell’economia circolare, come ci spiega Marino De Santa di Legnolandia.

Anche le vernici in polvere sono senza emissioni – dato che sono 100% secco – e da una decina di anni stanno migliorando sia come aspetto finale che come varietà di finiture disponibili, oltre ad essere “smart” (cioè intelligenti: sono arricchite di funzionalità).

La ricerca dei produttori di vernici in polvere, soprattutto nell’architettura, si sta indirizzando verso prodotti con altissima tecnologia per la protezione dalla corrosione anche in ambienti climatici avversi, senza dimenticare l’aspetto estetico e materico. A tal proposito assistiamo al diffondersi di vernici che evocano quello di materiali che i progettisti ritengono “naturali”, come i metalli ossidati (acciaio, rame, bronzo), le lamiere appena laminate che hanno in superficie uno strato di calamina, cioè una “scaglia” di laminazione che si forma durante la lavorazione a caldo; l’alluminio trattato chimicamente con l’ossidazione anodica.

Questi effetti manifestano la migliore espressione quando vengono utilizzati in modo creativo e non imitativo, come ad esempio nella facciata dell’edificio sportivo per il pattinaggio sul ghiaccio “Patinoire” di Dunkerque in Francia, dove il colore della ruggine diventa un’occasione per riflettere sul colore e sulla finitura e non sul materiale.Il colore, come sostiene Francesca Valan, industrial designer specializzata nel color design, deve superare il concetto di espediente estetico e assumere un ruolo di responsabilità, attraverso il progetto, perché tutto l’ambiente che ci circonda è definito dall’uso buono o cattivo del colore: se opportunamente usato, può garantire equilibrio, stabilità, lunga durata e armonia.

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