Cos’è la mimesi? Perchè potrebbe essere argomento di discussione nel mondo del design?

Mimesi deriva dal greco e significa imitazione.

Secondo Platone tutto ciò che imita la realtà (pallido simulacro del Mondo delle Idee) non è altro che l’imitazione di un’imitazione e quindi di poca qualità proprio come la fotocopia di una fotocopia. Nell’estetica aristotelica, invece, mimesi acquista un significato positivo, come imitazione della forma ideale della realtà, per cui l’operare dell’artista diventa simile all’operare della natura (Treccani.it).

Insomma diventa difficile stabilire a priori delle regole certe ed immutabili. Diventa così un bestseller la ceramica effetto legno anche se fino a pochi anni fa era considerata una scelta kitsch ma qui si vedono nuovi orizzonti per questa categoria così bistrattata e poi rivalutata con dignità espressiva proprio come fu per il cinema Pulp oggi proiettato in sale d’Essai per veri amatori.

Dove è finta la ricerca dei materiali sinceri? Delle finiture che esaltano le caratteristiche del substrato e non le sostituiscono? Non solo la ricerca nell’utilizzo delle finiture ha migliorato le prestazioni fisiche per adeguarsi alle richieste normative sempre più pressanti ma il mercato si è aperto a nuovi interlocutori non necessariamente competenti in materia ma spesso di grande carisma e capacità estetica. I progettisti. Il progettista rinascimentale era un artigiano acculturato, un tecnico che sapeva progettare anche gli strumenti da utilizzare per ottenere i risultati desiderati. Il mercato però era relativamente piccolo e chiuso e le offerte limitate alle capacità degli artisti coinvolti.

Oggi per garantire la qualità esecutiva ci si serve di produzioni industriali già collaudate “a prova di imbecille” (termine tecnico spesso utilizzato per indicare una grande facilità d’uso) pertanto non è più sufficiente fornire un progetto che utilizza legno, vetro, ferro e argilla (nelle sue varie forme). Il progettista deve sbaragliare la concorrenza, deve stare al passo con i tempi proponendo materiali e finiture che il cliente (grande googolatore) non ha mai visto per poterlo stupire ed aggiudicarsi la commessa. Non si può più quindi permettere di fermarsi ad un’offerta tradizionale ma deve offrire il legno con effetti metallici o la muratura effetto lavagna e la carta color polvere di cemento. Per decenni le grandi aziende di ceramica o quelle dedite alla produzione di finiture non hanno ritenuto necessario spingere altro se non ciò che per decenni è stato chiesto dai clienti. Oggi la partita si gioca su più fronti, l’interlocutore non è più solo il posatore ma lo stesso progettista pretende di conoscere quali materiali e quali aziende verranno utilizzate per realizzare il progetto, nuovi indicatori spostano l’attenzione dal prezzo ad esempio l’impatto ambientale che fino ad alcuni anni fa era solo un vezzo di alcuni architetti (io tra questi dal 1992) e pochissimi imprenditori illuminati. Oggi viene richiesto dal capitolato e fortunatamente dalla normativa. I produttori che hanno colto il cambiamento nell’aria e si sono organizzati per tempo oggi raccolgono i frutti della propria capacità visionaria.

Quindi la Mimesi ha sempre meno un’accezione platonica per abbracciare sempre di più quella aristotelica dove l’imitazione se è migliorativa nell’estetica o nelle prestazioni è positiva in quanto si avvicina sempre di più alla realtà cogliendone lo spirito più recondito. Non solo posso imitare un materiale naturale semplicemente con una finitura ma lo spessore di pochi decimi di mm rispetto ad alcuni cm la rende più sostenibile in caso di smaltimento ed il materiale più prestazionale avrà maggiori possibilità in un mercato estremamente competitivo come quello dell’interior design.

Forse Aristotele non avrebbe pensato di venir citato per giustificare delle scelte produttive ma poveretto, è stato già bistrattato da tutta la schiera di aristotelici che con “’ipse dixit” hanno giustificato qualsiasi castroneria, uno più uno meno spero non faccia troppo la differenza. Certamente avrebbe apprezzato il fatto che l’imitazione nel nostro caso può addirittura migliorare i materiali reali sia per prestazioni che per flessibilità d’utilizzo. Non mi sento quindi colpevole per averlo riesumato per seguire i miei fini dialettici, gli proporrò uno scambio di favori magari facendo una consulenza sull’aspetto fisiologico dei colori di casa sua appena me lo troverò davanti.

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