Gli architetti e i designer della mia generazione – i “baby-boomers” – sono cresciuti pensando che la forma degli oggetti fosse strettamente correlata alla funzione, in un rapporto di totale e reciproca interconnessione che quasi non considerava altri fattori.

Sostenibilità, ergonomia, utilizzo, tutto si è sempre rapportato con questi due concetti, forma e funzione. Nei settori dove l’aspetto dato dal colore è sempre stato il principale elemento di indagine – ad esempio la moda oppure la grafica – invece, l’analisi delle tendenze e gli aspetti percettivi hanno avuto da sempre un ruolo fondamentale. È solo negli ultimi anni che si è cercato di approfondire in modo organico e generale i complessi aspetti del “color design” in considerazione della tecnologia, mettendo insieme aspetti teorici, culturali e storici con quelli prettamente “tecnici”, quali la colorimetria, la conoscenza degli strumenti di categorizzazione dei colori, di controllo visivo e riproduzione che, nell’ambito dell’industrial product design si sviluppa nell’analisi del CMF design, dove “c” sta per colore, “m” per materiale, “f” per finiture.

Il Dipartimento Design del Politecnico di Milano, insieme all’Università degli Studi di Milano, dipartimento di Informatica, tramite il Polidesign, consorzio pubblico-privato dello stesso Politecnico che si dedica all’erogazione di corsi di alta formazione e Master di specializzazione, hanno da alcuni anni attivato un Master in Color Design & Technologyallo scopo di preparare specifiche figure professionali che sappiano usare il colore nei processi creativi e industriali e in altre innumerevoli applicazioni (una breve presentazione del Master è pubblicata nelle pagine successive).

Il gruppo degli studenti di quest’anno, -formato da un insieme eterogeneo di persone provenienti da diversi Paesi del mondo (oltre all’Italia, Australia, Germania, Egitto, Libano e Colombia) hanno seguito un programma costituito da due fasi, una prima teorica e la seconda progettuale, i cui risultati presentiamo nelle prossime pagine.

Il workshop progettuale condotto da Ilkka Suppanen e Francesca Valan ha indagato il colore applicato su dischi o piatti di legno, progettati appositamente per valorizzare sia il colore che la finitura. Grazie alla collaborazione di ICA, azienda sediata a Civitanova Marche leader nella produzione di vernici per il legno i dischi o piatti di legno sono stati verniciati con vernici all’acqua “bio”, cioè prodotte con materie prime ricavate da fonti rinnovabili, quali prodotti vegetali non utilizzabili per l’alimentazione umana.

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