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Estetica, garanzie e qualità della verniciatura a polveri per l’architettura

By 16 Ottobre 2021 Novembre 16th, 2021 No Comments

Intervista a Martino Amoroso direttore acquisti, Focchi Spa

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Esistono delle realtà imprenditoriali famigliari in Italia che hanno la capacità di rinnovarsi continuamente, rappresentano l’espressione migliore dell’italianità: creatività e innovazione. Sono saldamente radicate nel territorio ma, allo stesso tempo, aperte al mondo con prodotti e tecnologie all’avanguardia.

É così che si presenta Focchi: attiva da oltre cento anni (compiuti nel 2014) è una delle aziende leader nella progettazione, realizzazione ed installazione di facciate continue con contenuti altamente tecnologici e di soluzioni per rivestimenti esterni completi per l’architettura. L’ufficio tecnico, supportato dall’ufficio R&D e dall’ufficio acquisti, collabora a stretto contatto con i progettisti, principalmente architetti e ingegneri strutturisti, per creare edifici di rilievo e complessi in tutto il mondo quali, ad esempio Regent’s Place, Park House in Inghilterra e Sky Network, Edison, Gucci e la torre Isozaki (sede della Allianz) in Italia, solo per citarne alcuni. Per ogni progetto l’azienda costruisce un mock-up in scala 1:1.

Incontriamo Martino Amoroso, direttore acquisti, nella sede di Poggio Torriana, in provincia di Rimini.

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La vostra azienda, che è italianissima, ha una sede a Londra dove, negli ultimi anni, sono stati costruiti molti prestigiosi edifici il cui involucro è stato da voi progettato, prodotto e posato in opera. Come si raggiunge un tale successo internazionale?

L’azienda ha un bagaglio di esperienza che ha superato il secolo, ma la sua particolarità è essere sempre riuscita a innovare e rinnovarsi. Da sempre la famiglia ha investito nella ricerca, motivo per cui negli anni abbiamo 13 raggiunto molti primati: il primo edificio in Italia con la tecnologia del silicone strutturale, le prime grandi vetrate in alluminio e vetro nel settore navale, la più grande facciata “puntuale” in Italia, solo per citarne alcuni. Ma ritengo che il nostro valore aggiunto sia dato dall’ufficio tecnico – con più di quaranta addetti tra progettisti, capi commessa, capi progetto, direttori dei lavori, ingegneri e tecnici – e, soprattutto, dalla capacità di gestione globale del progetto.

L’ufficio acquisti che lei dirige si occupa di ricercare i materiali – soprattutto il giusto fornitore – e le tecnologie necessari per le esigenze di ogni commessa. Affiancate l’ufficio tecnico anche in sede di gara d’appalto?

La gestione globale del progetto richiede una grande capacità di collaborazione a partire dal progetto elaborato dallo studio d’architettura: insieme al nostro ufficio tecnico ricerchiamo la soluzione migliore – i profili d’alluminio utilizzati per la costruzione delle facciate continue, ad esempio, sono studiati internamente all’azienda, dedicando particolare cura allo sviluppo ed alle prove di laboratorio, in modo da ottenere sempre le massime qualità prestazionali ed i prodotti più innovativi del settore – e siamo propositivi con i progettisti. Per questo motivo è necessaria una profonda conoscenza sui materiali e sulle tecnologie produttive, per essere sempre in grado di rispondere alle esigenze del progetto, allo scopo di produrre una costruzione bella e di elevata qualità e, soprattutto, resistente nel tempo.

La gran parte delle facciate prodotte da Focchi usano profili d’alluminio: avete una grande conoscenza di questo materiale ma siete sempre alla ricerca di materiali con caratteristiche innovative e migliorative, perché l’involucro, in un edificio, è una delle parti più sollecitate dal trascorrere del tempo e dall’ambiente. Quali sono le principali problematiche che affrontate?

Dopo il vetro, i profilati di alluminio sono uno dei principali componenti delle nostre facciate, anche se non il solo. Abbiamo esperienza anche nell’uso dei materiali ceramici (come per la sede Campari a Sesto S. Giovanni, progetto di Mario Botta, ndr) e lapidei. I principali problemi che incontriamo sono da attribuire alla necessità di avere dai nostri fornitori garanzie di durata.

L’argomento è per noi molto importante perché è molto difficile smontare le singole cellule (sono i pannelli che costituiscono la facciata, completamente assemblati e preparati in stabilimento, prima di essere montati in cantiere, ndr) dell’involucro terminato, qualora si verificasse un problema.

La verniciatura dei profilati è quindi di cruciale importanza: protezione e estetica sono i fattori indispensabili per la buona riuscita del progetto.

Quali sono i principali difetti estetici?

Per fortuna i difetti estetici non sono comuni: lo standard dei prodotti vernicianti è sufficientemente elevato.

Ci sono altri tipi di trattamento di superficie che non consentono la standardizzazione del risultato, cosa che ci crea diversi problemi con i prescrittori, ad esempio l’ossidazione anodica. Infatti questa tecnologia ha alcuni difetti che facilmente si ripetono, come le difficoltà a mantenere costante il colore rispetto al campione, la presenza delle righe dell’estrusione sui profilati anche dopo il trattamento. Tutti difetti intrinseci alla tecnologia del processo di finitura.
Tornando ai difetti estetici della verniciatura, è possibile che ci sia ritenzione del colore differente a seconda dell’esposizione della facciata e, in alcuni casi estremi, la difficoltà di riprodurre fedelmente il colore in lotti differenti. Le certificazioni in uso dovrebbero superare queste difficoltà.

Quanto incide la verniciatura sui costi di un progetto?

La verniciatura ha un costo molto limitato, non più del 2%, ma i danni che derivano dai problemi che una “cattiva” verniciatura scatenano sono molto consistenti.

Non è solo una questione estetica: come dicevo, smontare una cellula, ad esempio, da una facciata di un edificio – come potrebbe essere il centro direzionale New Fetter Lane, in centro a Londra, progettato dagli studi Flanagan Lawrence e Doone Silver Architects, recentemente inaugurato – significa chiudere una strada, affrontare quindi dei costi, per non parlare dei danni che si causano agli abitanti dell’edificio. Chi paga? Il limitato “valore” della vernice e della verniciatura, rispetto all’operazione totale, non può coprire tutti i danni collaterali e, di conseguenza, l’assicurazione sul prodotto del fabbricante di vernici non è sufficiente.

Qual è la sua proposta?

Sarebbe utile costruire una “filiera della verniciatura” dove tutti gli attori contribuiscano in rapporto al proprio “valore” nel processo, e insieme al cliente finale, a costruire una assicurazione che, a partire dalle marcature tecniche e dalle garanzie commerciali, possa coprire la sostituzione dei manufatti difettati o che hanno causato il difetto.

A volte è possibile che un pretrattamento inadeguato o male effettuato – molti problemi nascono da questa fase del processo – causi problemi strutturali: le cellule sono connesse tra loro e con la struttura portante anche attraverso giunti di silicone strutturale, è importante che lo strato di vernice aderisca perfettamente al supporto. Non è quindi solo un problema di vernice.

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