Le scelte produttive e progettuali delle aziende saranno, nel futuro, sempre più orientate verso prodotti “multimateriali”.
Il prodotto richiede qualità, funzionalità e, perché no, una sua valenza artistica ed estetica. Soprattutto, il mercato richiede una continua diversificazione, riducendo i numeri seriali e aumentando la personalizzazione, il pezzo “unico”, la singolarità.
Questa ricerca della personalizzazione, dell’unicità, ha determinato un interesse crescente per il colore come elemento caratterizzante. Ciò non significa che nel passato non si utilizzasse il colore ma, in generale, la ricerca era limitata in casi particolari: un esempio per tutti, nei profili d’alluminio, fino a pochissimi anni fa, dominava il bianco e l’alternativa era l’ossidazione anodica alluminio naturale.
Se infatti consideriamo design e architettura del secolo scorso, normalmente il colore era considerato il carattere superficiale dell’oggetto, l’apparenza, utilizzato senza un progetto globale. In questo modo non si è valorizzato il valore simbolico dei colori né la possibile autonomia rispetto all’oggetto.
Nel paesaggio, invece, l’uso del colore si arricchisce della complessità della percezione visiva: oltre alla centralità del colore stesso, si deve aggiungere la luce, l’atmosfera, la distanza che trasformano la visibilità. Si può parlare quindi di uso dei colori della natura (la naturalità) e di quelli artificiali.
Nell’attuale ricerca sull’utilizzo del colore il rapporto con gli elementi naturali è uno degli aspetti maggiormente indagati e sembra esprimere al meglio l’esigenza di equilibrio tra vecchio e nuovo, tra storia e modernità.
Un altro aspetto è quello relativo al rapporto con la luce, fattore ambientale che contribuisce a determinare la percezione di oggetti e spazi, e ne evoca il lato emozionale. Se da un lato, quindi, il colore è utilizzato per definire l’aspetto percettivo, l’aspetto visibile, dall’altro si materializza per provocare la parte sensibile.
Un esempio in questo senso è il progetto del nuovo magazzino automatico Pedrali, “Fili d’Erba”, progettato dallo studio Cino Zucchi Architetti che crea il rapporto con il paesaggio attraverso il colore.

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