l’arte di ricavare i colori da vegetali, minerali e da organismi animali

É passato più di un secolo e mezzo da quando la scoperta della mauveina di Perkin diede avvio all’industria dei coloranti sintetici, che soppiantarono i coloranti naturali. Come mai oggi se ne sta riconsiderando il valore?

L’impiego dominante del colore di sintesi nella produzione industriale ci ha notevolmente allontanati dalla conoscenza dei coloranti naturali e del loro uso. Tuttavia una sempre maggiore attenzione agli aspetti qualitativi della vita, generata dalle problematiche ambientali, ha stimolato un forte interesse nei confronti del colore naturale, favorendone il recupero e la ricerca di nuove forme di utilizzo, supportato e agevolato da recenti conoscenze in campo biologico e fitochimico.

Nel contesto dell’attuale processo di riconversione dei processi produttivi, che rende necessaria l’individuazione di materiali e processi alternativi per la creazione di prodotti a basso impatto ambientale e più rispettosi delle esigenze salutistiche del consumatore, il colore, come elemento caratterizzante del prodotto, non può che far parte di questo ripensamento. Da qui l’introduzione in primis di coloranti di sintesi a minor tasso di inquinanti e dermatologicamente testati (normati dal punto di vista legislativo) e più di recente la tendenza a sostituirli, in alcuni settori produttivi, con i coloranti naturali.

Quali le fonti e le caratteristiche del colore naturale?

Appartengono al ricco insieme dei coloranti naturali alcuni minerali, organismi animali (molluschi e insetti), funghi, alghe, licheni e numerose piante in grado di conferire una colorazione al supporto con cui vengono a contatto, tramite un processo di inclusione o di reazione chimica. La maggior parte dei coloranti naturali si forma nel tessuto dei vegetali, organizzata in gruppi cromofori, generalmente idrosolubili e quindi di facile estrazione. Attualmente gli estratti coloranti vengono prodotti industrialmente e commercializzatiti in polvere.

In cosa si differenzia il colore naturale da quello di sintesi?

A differenza di quelli di sintesi, che sono composti da una sola molecola, i coloranti naturali sono il risultato di una sinergia di materie coloranti spesso appartenenti a gruppi chimici diversi e di sostanze incolori, il cui processo di estrazione genera una trasformazione in materia colorante. Questo genera una ricchezza di stimoli visivi racchiusi in un solo colore apparentemente percepito, che è all’origine del piacere che i coloranti naturali suscitano.

Come si spiega questa originalitá cromatica?

I colori naturali sono unici e inimitabili per le loro caratteristiche di vitalità, vibrazione, profondità, armonia, luminosità e trasparenza. Sono queste le qualità che hanno fatto sì che essi non abbiano mai cessato di esistere e che la loro produzione sia continuata fino ad oggi, anche se in certi periodi ciò è avvenuto sotto traccia.Un colore naturale è ricco di energia vibrante, interagisce con l’osservatore generando una sensazione di piacevolezza che si è dimostrato essere efficace per il mantenimento di uno stato di equilibrio psicofisico. Alla valenza cromoterapica si aggiunge, nel caso di coloranti derivanti da determinate piante, anche quella fitoterapica, nota e ampiamente utilizzata sin dall’antichità: per esempio la funzione antisettica dell’indaco indiano e dell’henné, o quella antireumatica della robbia del tintore.

Quali sono oggi i settori produttivi piú sensibili all’uso dei coloranti naturali?

Le diverse realtà che utilizzano i coloranti naturali sono attive soprattutto nell’ambito del settore alimentare grazie anche alla agricoltura biologica, ma anche nell’ambito della bioarchitettura, della produzione di colori per le belle arti e il restauro, nella colorazione del cuoio e soprattutto nel settore tessile per la moda e per l’arredamento. L’utilizzo dei coloranti naturali in quest’ambito permette infatti la realizzazione di prodotti di particolare e ottima qualità cromatica, che si collocano sul mercato nell’ambito delle produzioni di nicchia più raffinate.L’auspicato trasferimento dei coloranti naturali dall’ambito artigianale alla produzione industriale implica lo studio e la soluzione di diverse problematiche di tipo tecnico, sia nel processo agronomico produttivo che in quello di trasformazione di tipo tecnologico, riguardante la modifica o la progettazione degli impianti produttivi. Nonché la diffusione di una nuova cultura e conoscenza dei coloranti naturali e lo studio di una comunicazione adeguata nei confronti del consumatore per la commercializzazione di prodotti portatori di una nuova identità.

Attualmente il ruolo dei coloranti naturali e il contributo che potrebbero dare al nostro sviluppo economico costituiscono argomento di grande interesse, con risvolti legati alle problematiche ambientali ed occupazionali.

Per la loro affinità con le materie prime naturali, unitamente alle loro caratteristiche di biodegradabilità, compatibilità ambientale e non tossicità, i coloranti naturali potrebbero sostituire in buona parte i coloranti di sintesi utilizzati in alcuni settori produttivi, soprattutto in quello tessile, andando ad interessare una fascia sempre più ampia di mercato, indirizzata ad un consumatore attento non solo alla qualità del prodotto finito, ma anche alle caratteristiche di salubrità delle materie prime utilizzate, dalla fibra sino ai prodotti di finissaggio.

Dagli inizi degli anni ’90 si è sviluppato in Europa un crescente interesse nella direzione della ricoltivazione delle piante coloranti, legato alle strategie di riconversione delle politiche agricole, che ha coinvolto in progetti di ricerca alcune Università italiane (vedi i progetti: Cilestre, Spindigo e Tools), finalizzati a individuare nuove strategie innovative e validi strumenti per la promozione e il sostegno di attività imprenditoriali rurali, per la produzione di coloranti naturali destinati alla realizzazione di prodotti artigianali di filiera, rispettosi dell’ambientale. Nel primo decennio degli anni 2000 si sono susseguiti tre convegni a livello mondiale dedicati al colore naturale, a cui ho partecipato personalmente, portando il contributo dell’Associazione Colore e Tintura Maria Elda Salice, di cui coordino le attività. In questi convegni esperti di varia provenienza geografica e professionale hanno messo a fuoco lo stato dell’arte sull’utilizzo del colore naturale nei diversi paesi, individuandone le possibilità future di sviluppo e applicazione.Oggi anche in Italia si assiste al moltiplicarsi di iniziative e di tentativi di sviluppo che fanno pensare in senso ottimistico a un crescente impiego dei coloranti naturali nei processi produttivi.

Il vero punto di forza del colore naturale è quello di presentarsi come “colore esteso”, la cui stessa natura chiama in causa diversi ambiti disciplinari, ciascuno dei quali riconosce in esso specifiche qualità, assegnandogli ambiti valoriali diversi. Il colore naturale infatti possiede una qualità estetica che conferisce al prodotto una forte identità e lo rende portatore di potenzialità comunicative ed empatiche. Ciò riconosce il colore naturale come parte strutturale e fondamentale del prodotto.

Appropriarsi della cultura del colore naturale, della sua storia, delle sue caratteristiche e proprietà, riconoscerne i suoi ambiti valoriali, che vanno molto oltre alla pura qualità estetica, può portare ad allargare i propri orizzonti e contribuire a una progettazione più consapevole. L’utilizzo del colore naturale in quanto strumento dal contenuto altamente evocativo potrà rappresentare senz’altro una marcia in più nella creazione di prodotti fortemente caratterizzati a livello simbolico ed emozionale, oltreché in linea con le politiche di sostenibilità e di ecocompatibilità.

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