was successfully added to your cart.

Carrello

Category

Pubblicazioni

“Patina” organica o inorganica?

By | Pubblicazioni | No Comments

“Patina” organica o inorganica?

Finiture

L’acciaio corten, nato come un materiale capace di autoproteggersi dalla corrosione elettrochimica, è cambiato nel corso degli anni, al fine di ottenere buone proprietà strutturali (snervamento fino a 580 MPa), entrambe caratteristiche che hanno convinto molti progettisti a utilizzarlo, per esempio, per la costruzione di ponti, prima negli Stati Uniti, poi in Europa.

In alcune zone dell’Europa meridionale sta avendo un grande successo tra gli architetti un materiale lanciato negli anni ‘30 del secolo scorso dalla United States Steel Corporation, brevettato con il nome Cor- Ten (in origine, un acciaio basso legato con 0.2 -0.5% di rame, 0,5-1,5% di cromo e 0,1-0,2% di fosforo).

Nato come un materiale capace di autoproteggersi dalla corrosione elettrochimica, è cambiato nel corso degli anni, al fine di ottenere buone proprietà strutturali (snervamento fino a 580 MPa), entrambe caratteristiche che hanno convinto molti progettisti a utilizzarlo, per esempio, per la costruzione di ponti, prima negli Stati Uniti, poi in Europa. Infine, ed è storia recente, l’acciaio Cor-Ten (negli Stati Uniti, i diversi tipi disponibili sul mercato sono chiamati weathering steels) ha cominciato a interessare gli architetti impegnati nella costruzione civile, nell’arredo urbano e altre applicazioni decorative, sia per la convinzione di utilizzare un materiale ad alta resistenza e senza manutenzione, sia per il suo aspetto estetico, considerato come il risultato di un “naturale” invecchiamento e quindi intrinsecamente “reale” o “vero”, e non prodotto o modificato artificialmente dall’uomo, come consentono alcuni processi industriali di decorazione delle superfici.

Purtroppo, alcune di queste caratteristiche sono più il risultato di una comunicazione ben progettata piuttosto che il frutto dell’analisi dei dati rilevati sul campo.

In effetti, l’uso diffuso d’acciaio Cor-Ten presenta alcuni aspetti critici, che riassumiamo brevemente di seguito:

  1. É sempre necessario un programma di manutenzione. Infatti, l’analisi delle strutture di (tutti) i ponti USA costruiti con questo materiale ha rivelato importanti problemi di corrosione, tanto che l’Amministrazione delle autostrade americane (FHWA) ha rilasciato specifiche di manutenzione programmata molto rigorose e alcuni Stati specificano direttamente l’applicazione di sistemi organici di protezione anticorrosiva, dopo i necessari interventi di ripristino degli stessi ponti, e prescrivono l’applicazione di cicli di pitturazione anticorrosiva per la opere nuove (si veda l’ampia letteratura disponibile al seguente indirizzo, www.fhwa.dot.gov/research/.
  2. Dal punto di vista estetico, il dilavamento dalla patina passivante inorganica che si forma sulle superfici d’acciaio Cor-Ten causa macchine di “ruggine” sulle strutture adiacenti, macchie altamente visibili e non facilmente eliminabili (per esempio, su superfici di cemento o pietra).
  3. In certe specifiche condizioni ambientali, la patina d’ossido passivante non si forma secondo quanto previsto, a causa dell’azione di agenti inibitori o acceleratori, per esempio troppo bassi o alti livelli d’umidità, ambienti molto aggressivi, contatto con sali antigelo, e così via.
  4. Questi fenomeni spesso comportano la formazione di uno strato di passivazione irregolare e la generazione di macro-difetti strutturali ed estetici. Per questo motivo, spesso il produttore della parte o delle strutture devono applicare post-trattamenti di “finitura” (bagnamento delle superfici ripetuti e per lunghi intervalli di tempo prima dell’installazione in opera) e di “protezione”, per esempio la “sigillatura” delle superfici con l’applicazione di vernici trasparenti (se l’acciaio Cor- Ten ha funzioni strutturali, in molti casi si devono applicare cicli anticorrosivi veri e propri).

CONCLUSIONI

05

Abbiamo avuto l’opportunità di vedere direttamente, pochi giorni dopo l’apertura dell’aeroporto di Alguaire (Lleida, Spagna), un caso tipico dei difetti estetici sintetizzati nel precedente paragrafo 3. In realtà l’aeroporto è stato inaugurato ufficialmente nel gennaio de 2010, ma è entrato in funzione solo cinque anni dopo. I componenti d’acciaio e alluminio della struttura, hanno perfettamente mantenuto colore e brillantezza, e sono privi di qualsiasi traccia d’ossidazione, invece le strutture d’acciaio Cor-Ten (anche quando utilizzato solo ai fini decorativi) presentano generalmente un aspetto deplorevole.

Un presente digitale per rivestire facciate nell’edilizia

By | Pubblicazioni | No Comments

Un presente digitale per rivestire facciate nell’edilizia

Finiture

Un prodotto sostenibile che può facilmente sostituire, quando necessario il legno.

Ul risultato è incredibilmente definito tanto da imitare il legno alla perfezione. É un “legno” che dura per sempre.

DiZal è una nuova start-up canadese con sede a Quebec fondata nel 2016 da una famiglia di imprenditori con 40 anni di esperienza nell’industria della costruzione civile.

In questa area geografica è comune l’architettura rivestita con doghe di legno e, anche se la tecnologia di protezione di questo materiale – impianti e vernici – abbia raggiunto livelli di durata fino a poco tempo fa inimmaginabili, hanno dei costi non accettabili in determinati contesti socio-economici. Da questa esperienza sul campo nasce l’idea di offrire sistemi di facciate costituiti da doghe di alluminio decorate ad “effetto legno”, possibilmente con una ampia gamma di venature, colori, effetti.

Il Presidente e fondatore di DiZal Michel Gaudreau è molto entusiasta del progetto sviluppato con Cefla:

«Avevo sentito parlare a proposito della stampa digitale e di una nuova stampante, che avrebbe potuto fare al nostro caso, ma l’incontro con Cefla è stato fondamentale perché ci sono stati vicini fin dal primo giorno per portare avanti la nostra idea. La stampa digitale era per noi un’avventura completamente nuova, un modo per sviluppare nuovi prodotti di rivestimento per esterno in alluminio sul quale stampare immagini di diverse texture di legno ad alta risoluzione (400 dpi) e allo stesso tempo garantire una protezione allo scolorimento e alla perdita di definizione dell’immagine e una adeguata resistenza agli agenti atmosferici e all’invecchiamento».

Cefla ha consigliato l’installazione di due macchine nello stabilimento DiZal di Quebec City. La prima era una stampante digitale a getto d’inchiostro multipass ad alta definizione e la seconda un impianto per applicare sottovuoto una finitura protettiva trasparente ad
essiccazione UV 100% secco. Joe Sanders, area manager di Cefla, interviene dicendo:

«è stata una vera collaborazione con DiZal, una specie di partnership – riferisce Sanders. Il progetto ha previsto l’interfaccia dell’impianto con un sistema digitale computerizzato che consente di trasferire alla macchina qualsiasi scansione, di convertirla e stamparla in qualsiasi formato. L’applicazione della finitura trasparente con tecnologia di essiccazione UV garantisce alte prestazioni alle doghe di alluminio».

Una sfida giocata anche dal punto di vista dell’efficienza produttiva, sia nella fase applicativa che come risparmio di manodopera, dato che sono necessari, per la gestione di tutta la produzione, non più di 3 o 4 addetti.

La nuova tecnologia permette a DiZal di raggiungere tre obiettivi concomitanti:

  • dare alle doghe in alluminio l’aspetto di una vasta gamma di venature di legno con un realismo senza rivali
  • proteggere la superficie di ogni singola doga dallo scolorimento, sbiadimento, agenti atmosferici e effetti dell’invecchiamento
  • ottenere risparmi di manodopera e vantaggi in termini di sostenibilità per gli anni a venire.

«Volevamo offrire un prodotto sostenibile – prosegue Gaudreau – per questo abbiamo pensato all’alluminio, che è riciclabile. Può facilmente sostituire, quando necessario, per esempio il legno. Non è però una produzione scadente, perché il risultato è incredibilmente definito tanto da imitare il legno alla perfezione. É un “legno” che dura per sempre. La collaborazione con Cefla, che prosegue anche ora, ci permetterà di sviluppare nuovi prodotti, anche alternativi all’”effetto legno”» – conclude Gaudreau.

CONCLUSIONI

dizal-products-process-right

Come abbiamo già affrontato in altri numeri di Finiture Green, la mimesi dei materiali è sfruttata molto in contesti dove le problematiche relative alla durata e alla manutenzione dei manufatti è prioritaria per questioni economiche. Nei prossimi anni sarà un fenomeno destinato ad aumentare. Si aprono però molteplici possibilità, per esempio per i produttori di vernici (soprattutto vernici per la protezione del legno), che dovranno fare ricerca per ottenere superfici sempre più resistenti per quanto riguarda la durata all’invecchiamento; dall’altro per i designer, che hanno la possibilità di esplorare un mondo ancora poco percorso, soprattutto perché nel passato i processi per generare superfici che riproducevano o evocavano materiali naturali erano ancora “primitivi”. Ora che, come dimostra questa esperienza canadese, un’azienda leader nell’impiantistica, come è Cefla Finishing, ha creduto in questa tecnologia investendo nella ricerca mettendo a disposizione del mercato soluzioni all’avanguardia che consentono risultati eccellenti, si aprono nuove opportunità creative.

Finiture “wow!” per pellicce

By | Pubblicazioni | No Comments

Finiture "wow!" per pellicce

Finiture

L’applicazione di finiture su materiali come pelli e pellicce
può risultare una novità per molti.
Oltre ad essere una tecnologia particolare perché applicata su
materiali sensibili al calore, può creare effetti sorprendenti.

Una recente applicazione delle nanotecnologie green di rivestimento metallico PVD (Physical Vapor Deposition), permette di ottenere una significativa e originale innovazione nella finitura superficiale delle pellicce, sia naturali che sintetiche.

Louis Vuitton, Cucinelli e Christian Dior sono alcuni dei marchi principali della moda che hanno già inserito in collezione questo tipo di lavorazione.

Si tratta di un processo, con zero emissioni, estremamente interessante in quanto:

  • permette di depositare vari metalli ed ottenere infinite gradazioni di colori ed effetti estremamente innovativi, stabili e resistenti.
  • viene mantenuta perfettamente la morbidezza, consistenza, sofficità del pelo originale
  • non vi sono effetti secondari come variazioni dimensionali e complicazioni nella fase di confezionamento.

L’applicazione di metalli tramite PVD consente anche sulle pellicce di ottenere un’ampia gamma di colori e di effetti, a partire dai metalli-base, quali oro, argento, bronzo e rame.

Nella tabella I le varianti di colore che si possono ottenere a partire dai metalli-base.

METALLO BASE
  • ORO oro caldo: è una variante rosata dell’oro
  • ARGENTO black metal: con sfumature che tendono fino al nero
  • BRONZO day & night: si ottiene un effetto cangiante
  • RAME boreale: è una variante

Oltre alle possibilità illustrate in tabella è possibile ottenere con particolari accortezze degli effetti molto speciali e preziosi, con l’applicazione di metalli “puri”, quali l’oro 24K, il platino, il rodio, il rutenio, Tutte le lavorazioni vengono fornite con metalli puri 999, privi di nickel e piombo e sono corredate da una scheda di sicurezza e una certificazione di purezza del metallo.

Finiture materiche a polveri

By | Pubblicazioni | No Comments

Finiture materiche a polveri

Materiali

La scelta di finiture ispirate alla natura ha radici nell’antichità. Oggi come allora questa scelta è valida se dettata da motivazioni pratiche, quali la riduzione dei costi o la soluzione di problematiche tecniche, quando si voglia contestualizzare o mimetizzare l’artefatto, magari riproducendo i materiali locali, come nel caso dell’edificio pubblico di cui parliamo nelle prossime pagine.

Una delle esigenze della costruzione architettonica è la progettazione di componenti che consentano tempi definiti di costruzione – i cantieri costano – e, sempre per migliorare tempistiche e controllo qualitativo, l’alleggerimento delle strutture, ad esempio delle facciate. La definizione di un preciso cronoprogramma nella costruzione degli edifici ha spinto il settore a prevedere gran parte del montaggio dei componenti in fabbrica, assemblati successivamente in cantiere. Anche le partizioni interne sono ormai generalmente delle costruzioni a secco. Questi sistemi costruttivi hanno richiesto una drastica riduzione del peso, principalmente per motivi logistici e di manipolazione in cantiere dei componenti, soluzioni che richiedono una analisi dei sistemi costruttivi più adatti e una conseguente progettazione con l’introduzione di nuovi materiali.

Scelta dei Materiali

Questa introduzione nasce dalla constatazione che nella progettazione la scelta dei materiali riveste una importanza crescente, non solo dal punto di vista estetico, così come il controllo dei costi e dei tempi di esecuzione. Riveste una importanza strategica anche la possibilità di controllare la qualità sia in esecuzione che successivamente, per definire i costi di manutenzione. Tutto ciò permette di progettare nuovi componenti d’architettura dove anche il progetto delle finiture assume un ruolo-chiave.
Quattro sono le caratteristiche principali che incidono sulla scelta di un materiale o un componente: estetica, prestazione/qualità certificata, sostenibilità, manutenzione.

Radici locali, soluzione contemporanea

Il progetto dell’International Convention Centre del Galles, situato a Newport, ad opera dello studio Boyes Reed Architects, pur collocato in una zona esterna al centro urbano, strategicamente a ridosso dell’autostrada, recupera alcune caratteristiche delle costruzioni locali, rivisitandole in chiave attuale. Ad esempio, uno degli “elementi guida” che riprende le radici locali è, nel disegno della facciata, la rilettura delle tipiche murature a blocchi in pietra degli edifici civili della zona, in particolare del sud del Regno Unito, evocando l’effetto dell’ardesia – grigio scuro – e la pietra calcarea – grigio chiaro caldo.
La pietra chiara calcarea – ad esempio come quella di Portland utilizzata in alcuni edifici iconici inglesi, come la cattedrale di S. Paolo e Buckingham Palace a Londra, oppure la City Hall di Cardiff, capitale del Galles – richiede una certa manutenzione dato che reagisce con le sostanze acide contenute nell’aria inquinata. La sua caratteristica estetica è data dalla presenza di minuscoli fossili, frammenti di conchiglia e altri detriti fossilizzati, pur avendo una grana molto sottile.
Come ottenere questo effetto utilizzando sistemi costruttivi a secco leggeri e prestazionali?
Dal punto di vista della resa visiva, se compariamo una lastra di pietra con la lamiera verniciata con le vernici a polveri Patina Stone Collection (v. il campione), il risultato è molto interessante: pur non “imitando” la pietra, nella sua interezza l’effetto estetico è comparabile, “ricorda”, “evoca” ma non “imita”.

Non imitare, ricordare

Lo studio d’architettura Boyes Reed Architects ha trovato la soluzione definitiva con l’utilizzo di un rivestimento in lamiera d’alluminio piegata secondo un disegno definito in fase progettuale – sono “blocchi” rettangolari differenti per dimensione – prodotto dall’azienda inglese Kingspan. I pannelli sono prodotti in fabbrica accoppiati ad un esclusivo nucleo isolante ibrido con una struttura a microcelle chiusa che può raggiungere valori U fino a 0,08 W/m2∙K. La giunzione tra pannelli a maschio e femmina castellata e simmetrica raggiunge un’eccellente tenuta all’aria, rispondendo sia alle esigenze estetiche che a quelle prestazionali di risparmio energetico.
Le lamiere d’alluminio piegate e di dimensioni diverse sono pretrattate – per migliorare la resistenza alla corrosione – e verniciate con la vernice in polvere della serie Patina Stone Collection (Adapta Color) in classe 2. Dal punto di vista prestazionale, questo prodotto ha una durabilità in esterno che supera i 20 anni, un’ottima stabilità del colore e un’ottima ritenzione del gloss, che supera le specifiche internazionali di qualità come Qualicoat classe 2, GSB Master, AAMA 2604 e altre. Ciò significa che la facciata non richiede manutenzione per molti anni.

Colori e finiture nelle strutture per esterno

By | Pubblicazioni | No Comments

Colori e finiture flessibili e creativi per la valorizzazione di spazi esterni

Colore

Le strutture per esterno si relazionano con le architetture e gli spazi esterni, in contesti urbani e naturali.
Poichè il colore è l’elemento che più influisce sulla nostra percezione, diventa fondamentale fare la scelta “giusta” come responsabilità nei confronti dell’ambiente.

Quando si decide di verniciare un oggetto una delle prime domande che bisogna farsi è quale sia l’obiettivo che ci proponiamo: per non farlo arrugginire? Per farlo durare di più? Per armonizzarlo con l’ambiente? Oppure per abbellirlo o per decorarlo? E infine: dobbiamo rispettare delle specifiche tecniche?

Per dare una soluzione a questi quesiti abbiamo molte possibilità: si possono usare vernici liquide o in polvere. I prodotti liquidi possono essere all’acqua o a solvente. Le polveri possono essere termoindurenti o termoplastiche. Con materie prime – resine – epossidiche, ibride o poliestere, oppure poliuretaniche o acriliche. Con prodotti lisci o strutturati, lucidi o opachi, metallizzati o no. E anche possono avere delle funzionalità intrinseche (antigraffiti, antimicrobiche oppure isolanti, e molto altro).

Un altro requisito indispensabile di questi tempi è la salubrità delle sostanze contenute nei prodotti vernicianti che vengono utilizzati, come l’esclusione di metalli pesanti o formaldeide o altri componenti chimici pericolosi, che non devono essere emessi durante la vita dei manufatti oppure, al contrario, la presenza tra le materie prime di prodotti di derivazione controllata, di matrice naturale e altro.

Anche colore e finitura sono importanti, perché qualunque manufatto caratterizzato da questo aspetto influirà sulle nostre percezioni. La scelta giusta, quindi, è anche un fattore di responsabilità nei confronti dell’ambiente, sia interno che esterno.

La storia che raccontiamo è quella di un produttore di coperture modulari, pergole, tensostrutture, cioè di strutture per esterno, dove questi due aspetti, quello “tecnico” della giusta scelta di trattamento del materiale e quello “estetico”, di inserimento nel paesaggio come strumento di rigenerazione, sono strettamente correlati. Mai come quest’anno il confinamento nelle pareti delle proprie abitazioni ha messo in evidenza quanto la possibilità di espandere il proprio habitat verso l’esterno per godere i benefici della vita all’aria aperta, ma in modo confortevole, avesse un valore per l’equilibrio personale. Una esigenza espressa non solo come possibilità di ampliare i propri spazi, ma anche di intervenire a scala urbana, come possibilità di incontrarsi all’aria aperta, ma in sicurezza.

Sprech è un’azienda familiare italiana con sede a Martano, in provincia di Lecce, guidata dal fondatore, Pasquale Rescio, con i figli, coadiuvati da collaboratori di valore. Nata dall’esperienza dello stesso fondatore nella lavorazione dell’acciaio, soprattutto di carpenteria in acciaio, negli anni si è sviluppata con un obiettivo preciso, produrre manufatti che si distinguessero per la qualità. L’intero ciclo produttivo si svolge all’interno dell’azienda, tranne per quanto riguarda processi particolari che richiedono strumentazione adeguata, per cui sono stati selezionati fornitori di elevata professionalità.

Tutte le strutture metalliche, sia in acciaio che in alluminio, sono prodotte negli stabilimenti di Martano, le prime vengono poi sottoposte a un trattamento di zincatura a caldo e successivamente verniciate a polveri (tra i fornitori Pulverit), le seconde a un trattamento di decapaggio e successiva verniciatura a polvere.

La collaborazione con i progettisti ha permesso a Sprech di fornire soluzioni per l’ombreggiatura e la protezione di aree all’aperto, sia in contesti urbani che in zone costiere: con vocazione alla flessibilità produttiva, ciò ha consentito di proporre soluzioni adeguate sia alla normativa paesaggistica – vincoli stringenti, reversibilità, cioè smontaggio facilitato delle strutture – ma allo stesso tempo rispondere alle esigenze di durata, bassa manutenzione e sicurezza statica. Per quanto riguarda l’aspetto della durata delle strutture in particolari contesti ambientali, ad esempio in zone marine, si è provveduto a ricercare la soluzione più adatta per la protezione delle superfici, scegliendo trattamenti in classe C5M secondo la normativa ISO 12944 (per le superfici in acciaio).

IL COLORE

03

Per Lucia Rescio, la scelta del colore di una struttura – pergola o tensostruttura – segue le tendenze dell’architettura. «Benchè il nostro catalogo colori – ci dice Lucia Rescio – contenga una selezione di 40 tra colori e finiture (figura a lato), dato che queste strutture fanno parte di un contesto ambientale urbano o naturale, normalmente in stretta relazione con un edificio o con la natura, siamo consapevoli della necessità di prevedere la personalizzazione e la definizione di anno in anno di nuove proposte».

«Studiamo insieme ai nostri fornitori di vernici – prosegue Lucia Rescio – (tra i quali Pulverit, ndr), quali sono nell’ambito dell’architettura le tendenze, per fornire la soluzione adeguata, sia come colori che come finiture. Siamo sempre impegnati nella promozione dell’innovazione e del design, per questo motivo abbiamo scelto di promuovere un concorso dedicato a giovani talenti, lo Sprech Agorà Design, che vuole essere il punto d’incontro per misurarsi con il paesaggio, la bellezza e l’arte.

Il design contest è un laboratorio di ricerca e sviluppo di nuovi linguaggi e nuovi strumenti per vivere all’aperto, ma confortevolmente. Una mostra/evento nel centro di Martano diventa un crocevia di esperienze, idee, progetti e professionalità con workshop che coinvolgono anche grandi nomi del mondo del progetto».

Colori nell’ambiente domestico e di lavoro

By | Pubblicazioni | No Comments

Spazio alla libertà e sensibilità personale con il colore

Colore

Oggi più che mai gli spazi di lavoro sono fluidi, mutevoli, e si fondono con quelli domestici. Colori, materiali e finiture sono fattori che aiutano a ricreare atmosfere domestiche in ufficio.

Viviamo un periodo di grandi cambiamenti, ai quali la pandemia ha dato un’accelerata. Gli spazi di lavoro diventano sempre più fluidi, rispondendo alle nuove necessità delle organizzazioni e dell’organizzazione del lavoro.

Gli ambienti si trasformano recuperando atmosfere domestiche, mentre molti lavori diventano nomadi, in continuo movimento e trasformazione. Tecno ha individuato in una “micro-architettura”, interconnessa con lo spazio, una soluzione multitasking per lavorare in qualsiasi condizione coniugando estetica e prestazioni: Linea – questo il nome del sistema modulare e riconfigurabile composto da differenti elementi progettati da Mariano Zanon in collaborazione con il Centro Progetti Tecno – utilizza per immaginare questi nuovi scenari una struttura in alluminio con una serie di accessori – ante, cassetti, ripiani, cuscini, lavagne – integrabile con funzioni IO.T. Ciò che lo caratterizza è la grande varietà di colori, materiali e finiture disponibili per la personalizzazione di ogni componente.

Il sistema modulare e riconfigurabile Linea prodotto da Tecno di Mariano Comense, in provincia di Como, azienda conosciuta non solo in Italia quale leader nella produzione di arredo e partizioni per ufficio, è un progetto che esalta la varietà di materiali, colori e finiture per personalizzare ambienti e necessità di utilizzo. Abbiamo chiesto a Stefano Viganò, a capo dell’ufficio tecnico e di ricerca e sviluppo di raccontarci le scelte che stanno alla base di questo progetto. Il suo percorso professionale è trasversale su tutta la produzione dell’arredo, dagli imbottiti al mobile. Questa ampia visione sull’aspetto produttivo e sulla trasformazione di un progetto in un manufatto industriale l’ha fatto approdare in Tecno proprio durante un periodo di grande trasformazione.

FG – Il sistema Linea ci sembra molto interessante perché frutto di una ricerca sui colori, materiali e finiture.

Stefano Viganò – Provenendo da alcune delle più famose aziende del design italiano, ho avuto modo di verificare che colori, materiali e finiture sono i capisaldi, il valore aggiunto “trasversale”. I grandi prodotti, penso ad esempio la poltrona P40 di Osvaldo Borsani per Tecno degli anni ’50, che non è mai andata fuori produzione, oltre ad essere un progetto avveniristico, si è mantenuta sempre adatta ai tempi grazie ad una scelta accurata di materiali e finiture, e di colori che hanno sempre accompagnato la sensibilità del consumatore. In Tecno ho ritrovato una cultura molto profonda sulla tecnologia che, nel mondo dell’arredo, è sempre applicata. La cura dell’aspetto tecnico, come ad esempio dell’assemblaggio, porta sempre con sè quella dei materiali, i quali devono essere trattati e, di conseguenza, l’aspetto del colore, delle finiture e delle prestazioni non è mai secondario.

Da sempre il colore è un elemento fondante per Tecno: ci sono infatti alcuni colori “identitari” che stiamo riscoprendo e riattualizzando.

FG – Le mille sfaccettature di questo sistema richiedono una grande collaborazione tra la parte creativa e quella produttiva. Come si arriva al risultato?

SV – Se mettiamo il prodotto al centro del progetto, questo nasce da una idea, che viene sviluppata nei suoi elementi principali per essere industrializzati e conseguentemente prodotti. In realtà questo flusso non è mai lineare, tranne quando gestito direttamente dall’ufficio tecnico dell’azienda. Nella maggior parte dei casi però la realtà è molto diversa: normalmente l’idea, cioè la parte creativa, è separata dalla tecnica, cioè l’industrializzazione.

In un progetto, quanto può essere la parte creativa e quanto quella tecnica? Se in azienda è prevalente quest’ultima manca la parte innovativa, il momento di ricerca di una soluzione per rendere realizzabile un’idea: l’atteggiamento che è stato da sempre il motore dell’autorevolezza nel mondo del made in Italy, cioè il nuovo, ciò che non c’era prima. La forza della nostra azienda è stata quella di avere la capacità di mettere insieme queste competenze, quella creativa con quella tecnica, e di lavorare con grandi progettisti – i grandi Maestri a partire dagli anni ’60 – che hanno sempre lavorato in sinergia con i tecnici, guidati dalla curiosità e dall’umiltà di imparare cose nuove e trovare sempre una soluzione.

Grazie a questa esperienza di vita lavorativa quando prendiamo in mano nuovi progetti, come ufficio tecnico, lasciamo sempre aperto il dibattito non solo con i progettisti ma anche con colleghi e fornitori in modo che si condividano le conoscenze perché penso che ci sia ancora tanto da imparare e da migliorare. Il nostro lavoro deve poter mettere in produzione qualcosa che è una mediazione tra estetica, progresso e tecnica, senza dimenticare due fattori determinanti che sono la sostenibilità economica e quella ambientale.

FG – Negli ultimi anni Tecno sta avvicinando il mondo dell’arredo d’ufficio a quello domestico anticipando una tendenza che quest’anno, con la pandemia, è diventata una necessità. Quali sono gli elementi-cardine di questa visione?

SV – Redesigning the future of the future work è il motto di Tecno che corrisponde alla visione che da qualche anno definisce i progetti: cosa può fare Tecno per rispondere alle esigenze della nostra società che sta cambiando? Già da 5 anni Tecno ha inserito nel suo orizzonte alcune forme di organizzazione del lavoro, come il co-working, l’uso dell’IO.T, della building intelligence, la flessibilità degli spazi. Tutti concetti che danno una impronta precisa ai prodotti, dalla collezione Clavis completamente ad incastro a Linea che, oltre ad essere, come abbiamo visto, completamente rimodulabile e personalizzabile, integra l’aspetto tecnico necessario in un ufficio, come l’abbattimento acustico delle partizioni, la facilità di riconfigurazione con la percezione materica dei materiali, tipica dell’interior design domestico. Il minimalismo – monomaterico e monocolore – ha lasciato spazio alla necessità di rispondere alla sensibilità e libertà personale, sia visiva che tattile.

FG – La scelta dei materiali riguarda anche la loro impronta ambientale. Come vi ponete riguardo a questo argomento?

SV – Le scelte che riguardano l’aspetto di salvaguardia ambientale sono ormai una priorità etica, ma l’esigenza nasce dall’aumentare della sensibilità del consumatore e dal progredire delle tecnologie.

Negli USA il fattore ambientale è diventato prioritario e quindi, se vuoi operare in quel mercato, soprattutto per quanto riguarda i prodotti di fascia medio-alta, è impensabile non affrontare le certificazioni internazionali o locali che definiscono criteri specifici sulle prestazioni dei materiali. In alcuni casi ha un aspetto molto più legato a criteri commerciali che prestazionali, ma in linea generale riflette una esigenza ormai generalmente sentita, quali la salvaguardia della salute e uno sviluppo sostenibile.

TE_18_Orgatec_674
Struttura in alluminio verniciatura a polveri
Snodo alluminio pressofuso verniciatura a polveri
Pannelli di laminato texturizzato
Ripiani di melamminico
Pannelli di metacrilato

il rosso

By | Pubblicazioni | No Comments

Il rosso

Colori

In realtà non esiste un solo rosso: la differenza sta nelle tonalità, ma anche nella scelta di utilizzo. Il rosso è alcune volte caratteristica funzionale, altre puramente estetica. Certamente è un colore antico che resiste al tempo variando con le mode.

Il rosso è il più caldo dei colori, avendo lunghezze d’onda vicine all’infrarosso – che è una radiazione elettromagnetica tra 1 mm e 0,7 micron che sviluppa calore – a tal punto che viene avvertito anche dai ciechi.

Nel 2016 Francesca Valan – con Marina Mojana, Lia Luzzatto e FG Confalonieri – ha curato per Campari una bellissima mostra dal titolo “I colori del rosso” perché non esiste un unico rosso, ma infiniti rossi: il limite nel discriminarli è determinato dalla cultura e dalla fisiologia dell’occhio umano.

Nella storia il rosso è stato il primo colore, dopo il bianco e il nero, a ricevere un nome, presente in ogni civiltà, a differenza di altri colori che, in alcuni contesti, non ne hanno alcuno. Questo perché per tutti i popoli l’archetipo del rosso è il sangue, simbolo di vita e di morte, e da ciò ne deriva il nome.

01
02
NELLE DIVERSE CULTURE DEL MONDO

Abbiamo detto che non esiste un solo rosso in natura. Ciò dipende da molti fattori, principalmente le numerose gradazioni sono dovute ai pigmenti che possono essere di origine vegetale – la robbia o radice di garanza, di origine minerale, il cinabro, il principale minerale di mercurio – oppure animale, ricavate dal murice, un mollusco con conchiglia turbinata che secerne una sostanza colorata.

Nella mostra, in collaborazione con Nankai Co., azienda giapponese celebre nel mondo che dal 1965 disegna e crea colori unici apprezzati per la loro autenticità e qualità, per la prima volta il colore identitario di Campari, il rosso, viene presentato in modo scientifico declinato in 28 finiture, che vanno dalla massima opacità alla massima lucentezza, dalle finiture metallizzate a quelle micalizzate, giocando con più strati e utilizzo di clear coat, cioè di strati trasparenti.

FG – Francesca, il rosso è un colore con una forza, un carattere e una intensità che cattura. Quanti rossi ci sono?

Quando si parla di colori è importante distinguere tra colori funzionali, storici, materici, emozionali, generici e astratti che, a loro volta, appartengono a due categorie: i colori iconici e i colori sintattici.

Nella famiglia dei colori iconici la differenza tra quelli funzionali, storici, materici e emozionali è data dalla relazione con l’oggetto al quale sono associati. Iconico è il colore intrinseco di un oggetto o di un materiale, ed è “riconoscibile”. Ad esempio, tra i rossi iconici “funzionali” possiamo annoverare il rosso dell’estintore, che deve essere facilmente visibile: in tutto il mondo il rosso è usato nella segnaletica di pericolo e di divieto; un rosso iconico “storico” è il rosso Ferrari (che in realtà è un rosso-arancio); infine tra i rossi iconici “materici”, i colori propri di un materiale, possiamo ricordare il rosso ciliegia oppure quello del legno di mogano. A loro volta i colori iconici materici si distinguono in reali-imitativi e in evocativi. Nella categoria degli iconici emozionali ci sono i colori che evocano un’esperienza, normalmente sono colori soggettivi legati alle emozioni personali, ma possono diventare collettivi quando sono simbolo di un’esperienza condivisa, tra questi, per esempio, il rosso Campari.

I colori sintattici, invece, sono quelli che vengono utilizzati per prodotti che non hanno uno specifico riferimento iconico, e sono disponibili in un’ampia gamma di colori, ad esempio un’auto utilitaria, che segue le tendenze del momento. La combinazione dei colori sintattici deve seguire precise regole di armonia cromatica.

Nella famiglia dei colori sintattici possiamo trovare due famiglie: generici e astratti. Tra i primi troviamo la maggior parte degli oggetti quotidiani che sono disponibili in molti colori. Tra i secondi invece troviamo tutti quegli oggetti che hanno un proprio colore iconico di riferimento cui, normalmente per “separarli” dalla realtà, viene attribuito un colore “anti-icona” come, ad esempio, una cassettiera barocca rossa.

FG – La percezione del colore rosso si modifica nel tempo?

Fondamentalmente i colori iconici sono costanti nel tempo: ad esempio, l’uso funzionale del rosso abbiamo visto che in tutto il mondo ha lo scopo di evocare il significato di pericolo e di divieto, mentre, ad esempio, le case automobilistiche come Ferrari, Alfa Romeo, oppure motociclistiche come Ducati, hanno il proprio rosso iconico storico specifico. Come abbiamo visto, sono solo i colori sintattici che variano con il tempo, per adattarsi alle tendenze.

FG – Quali sono le prossime tendenze?

La tendenza è quella verso i colori caldi, quindi i rossi saranno “aranciati”, tendenza che si riflette anche sull’uso dei materiali: ad esempio per quanto riguarda i legni nell’arredamento, sta tornando l’uso del legno di mogano che, oltre a essere un legno della cultura classica italiana, ha una sua cromia tendente al rosso. Sempre seguendo questo ritorno alla cultura classica, anche le finiture tornano a essere tendenzialmente lucide, a partire dai 60 gloss. In generale quindi la tendenza sarà verso rossi caldi, come la terracotta, e lucidi, come la lacca giapponese (si veda ad esempio l’uso della lacca rossa nel paravento disegnato da Eileen Grey – www.phillips.com).

Approfondire i temi di colori, materiali e finiture

By | Pubblicazioni | No Comments

Approfondire i temi di colori, materiali e finiture

Editoriale

Nel mondo industriale l’interesse per i temi legati al colore aumenta velocemente. Questo non vuole dire che nel passato, in generale, vi fosse meno considerazione di quest’aspetto, tutt’altro, ma in particolare nella produzione industriale la serialità limitava la varietà e l’analisi del colore in relazione all’oggetto, normalmente dedicata a progetti “esclusivi” o a “tiratura limitata”. Solo nell’interior design il colore ha sempre fatto parte del progetto, quasi sempre legato alla scelta dei materiali.
Ora il colore ha un posto di rilievo non solo nella comunità scientifica che ne studia i meccanismi intrinsechi ed estrinsechi, ma è diventato un potente mezzo di comunicazione per il mondo del design, della moda, dell’architettura e anche di industria e artigianato.
Il rapporto tra colori, materiali e finiture, oggi, è esplorato soprattutto dalla comunità scientifica e molto meno dall’industria, alla quale Finiture Green si dedica. Per questo motivo questo numero vuole essere un “ponte” tra le pubblicazioni passate e quello che sarà nel futuro: una piattaforma che esplorerà sia gli aspetti tecnici del “come” si fa, sia l’approfondimento teorico sui temi che riguardano il CMF design, con un’estensione anche sui canali digitali, come Instagram (rdc_finituregreen).
Gli articoli sono stati suddivisi in base a sezioni relative a colori, materiali e finiture. Queste tre macrocategorie presentano aspetti tuttora da esplorare o da approfondire, come ad esempio l’uso di tecnologie che “ricordano” i materiali – tecniche che affondano le proprie radici nella storia – materiali di rivestimento che si inseriscono nell’economia circolare, e finiture che stimolano l’aspetto tattile oltre a quello visivo. Il tutto cercando sempre di rispettare le motivazioni di base sulla quale è nata questa pubblicazione: la sostenibilità ambientale come motore di sviluppo per nuove idee.

Finiture Green 1

By | Pubblicazioni | No Comments

Tra sostenibilità e tecnologia

La sensibilità nei confronti di un comportamento “sostenibile” nelle attività umane cresce sensibilmente. Non è solo per un atteggiamento “ecologista” ma è ormai chiaro a tutti che l’equazione non inquinare = risparmiare si applica a tutte le attività umane.
Bisogna anche aggiungere che, siccome gran parte della vita dell’uomo si svolge all’interno degli edifici (case, uffici, scuole, fabbriche, e così via), è necessario aumentare l’attenzione per la qualità dell’aria che respiriamo. I nuovi edifici vengono costruiti utilizzando tecnologie e materiali che consentono sempre più di controllare i consumi energetici: la conseguenza è che sono anche sempre meno permeabili all’aria, cosa che diminuisce i ricambi e aumenta la permanenza di sostanze inquinanti all’interno degli ambienti. La consapevolezza della necessità di controllare i consumi in generale, inoltre, e di aumentare i fattori di benessere delle persone, ha dato impulso alla diffusione a livello mondiale di certificazioni che garantiscono il rispetto di alcuni criteri di costruzione, come ad esempio il sistema LEED, che considera gli edifici da diversi punti di vista, non solo energetico, ma anche ambientale, sociale, e prevede la scelta dei materiali da utilizzare, e dei processi produttivi, consentendo di aumentare il livello di qualità attraverso l’acquisizione di “crediti”. La definizione di livelli di
certificazione è una garanzia di trasparenza per l’abitante. Negli USA, dove esiste uno schema, chiamato “LEVEL”, di rating e di certificazione per la valutazione del grado di sostenibilità ambientale e sociale dei mobili, questi ultimi concorrono ad aumentare i crediti nel calcolo finale della certificazione LEED.
Questo “quaderno” nasce quindi allo scopo di informare le figure professionali che si occupano di progettare e dare una pelle agli oggetti e agli ambienti che viviamo, cioè architetti, progettisti, designer. Noi riteniamo che sia possibile progettare e produrre con una visione sostenibile ed etica mobili, complementi, arredi in genere e anche gli elementi che costruiscono l’architettura. Questa visione è anche uno stimolo per le aziende per proseguire nello sviluppo e nella ricerca di prodotti di finitura sempre più performanti e a basso impatto ambientale. La “pelle” degli oggetti è realmente il “valore aggiunto” che si dà ad un progetto, e, facendo nostra una frase di Bruno Munari: “il design produce per i tempi lunghi”, ci auguriamo che questo quaderno, che raccoglie una serie di interviste ad imprenditori che hanno fatto con convinzione scelte di sostenibilità, sia una testimonianza per il futuro. 

finiture green 1

indice

  • Le storie dei colori by Mario Bisson
  • Boffi 
  • Caem Magrini 
  • Calligaris 
  • Ferretti e Ferretti 
  • Lago 
  • Moretti Compact 
  • Natuzzi 
  • Riva 1920 
  • Tino Sana 

Finiture Green 2

By | Pubblicazioni | No Comments

Qualità e durata

I componenti dell’edilizia, a causa della crescente richiesta di qualità – sia in termini di risparmio energetico che di durata – hanno sempre più la necessità di esprimere le proprie prestazioni in modo chiaro.
Lo specificatore – ad esempio l’architetto o il progettista – richiede, per quanto riguarda la durata, una garanzia espressa in anni, e si mostra in certa misura indifferente ai marchi di qualità. A proposito di questi ultimi, in particolare per prodotti che devono resistere all’esterno, la crisi ha evidenziato la riduzione delle gamme dei prodotti “omologati”, senz’altro a causa di un problema di revisione dei costi, per cui i produttori di vernici, per esempio, omologano un numero più limitato di prodotti e colori.
Naturalmente, tutti i marchi di qualità sono finalizzati proprio a definire una serie di prestazioni misurabili che fanno tuttavia riferimento a un concetto distinto dalla durata, sia in termini protettivi che estetici, definito come durabilità. Dal lato del produttore dei prodotti (e dell’applicatore, come ovvio), il collegamento tra marchio e garanzia di durata espressa in anni, quindi, non è così univoco, entrando in gioco una serie di variabili che possono cambiare drasticamente l’effettiva durata del ciclo applicato. Innanzitutto, l’esposizione del prodotto
finito, supponiamo, una facciata ottenuta con profili d’alluminio verniciati a polvere, oppure con serramenti di legno. Parametro che, a maggior ragione con la globalizzazione dei mercati, è di difficile definizione. La possibilità di fare riferimento ad uno storico, cioè ad una serie di esperienze, consente di assumersi la responsabilità di garantire durate ragionevoli. Il progettista ha comunque bisogno di scegliere in base ad una comprovata “copertura assicurativa”. E’ possibile quindi che, per rispondere a questa domanda, si debbano aumentare i costi per definire delle “garanzie” di tipo assicurativo, e meno quelli di tipo “amministrativo”. A ciò si aggiungano anche esigenze di promozione e informazione: sarà sempre più necessario, e questo “work book” nasce allo scopo, spiegare agli specificatori (e, naturalmente, agli assicuratori) il motivo di prove e controlli, la differenza tra durata e durabilità, la loro connessione con il tema della durata (e dei premi assicurativi).
A questo si aggiunga che, nell’ambito delle finiture, non si può parlare di “prodotto verniciante” senza considerare la tecnologia applicativa: “come si fa”, in questo caso, non è secondario: la qualità si raggiunge costruendo un processo tecnologico che garantisca in ogni fase (dalla preparazione della superficie all’imballaggio del prodotto finito) le prestazioni necessarie, cioè controllate.

finiture green 2

indice

  • batlle i roig arquitectes
  • alias
  • ibergamaschi
  • cp parquet
  • ferrerolegno 
  • interholz (moretti)
  • italjolly
  • italmesh
  • stratek
Translate »