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Colori nell’ambiente domestico e di lavoro

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Spazio alla libertà e sensibilità personale con il colore

Colore

Oggi più che mai gli spazi di lavoro sono fluidi, mutevoli, e si fondono con quelli domestici. Colori, materiali e finiture sono fattori che aiutano a ricreare atmosfere domestiche in ufficio.

Viviamo un periodo di grandi cambiamenti, ai quali la pandemia ha dato un’accelerata. Gli spazi di lavoro diventano sempre più fluidi, rispondendo alle nuove necessità delle organizzazioni e dell’organizzazione del lavoro.

Gli ambienti si trasformano recuperando atmosfere domestiche, mentre molti lavori diventano nomadi, in continuo movimento e trasformazione. Tecno ha individuato in una “micro-architettura”, interconnessa con lo spazio, una soluzione multitasking per lavorare in qualsiasi condizione coniugando estetica e prestazioni: Linea – questo il nome del sistema modulare e riconfigurabile composto da differenti elementi progettati da Mariano Zanon in collaborazione con il Centro Progetti Tecno – utilizza per immaginare questi nuovi scenari una struttura in alluminio con una serie di accessori – ante, cassetti, ripiani, cuscini, lavagne – integrabile con funzioni IO.T. Ciò che lo caratterizza è la grande varietà di colori, materiali e finiture disponibili per la personalizzazione di ogni componente.

Il sistema modulare e riconfigurabile Linea prodotto da Tecno di Mariano Comense, in provincia di Como, azienda conosciuta non solo in Italia quale leader nella produzione di arredo e partizioni per ufficio, è un progetto che esalta la varietà di materiali, colori e finiture per personalizzare ambienti e necessità di utilizzo. Abbiamo chiesto a Stefano Viganò, a capo dell’ufficio tecnico e di ricerca e sviluppo di raccontarci le scelte che stanno alla base di questo progetto. Il suo percorso professionale è trasversale su tutta la produzione dell’arredo, dagli imbottiti al mobile. Questa ampia visione sull’aspetto produttivo e sulla trasformazione di un progetto in un manufatto industriale l’ha fatto approdare in Tecno proprio durante un periodo di grande trasformazione.

FG – Il sistema Linea ci sembra molto interessante perché frutto di una ricerca sui colori, materiali e finiture.

Stefano Viganò – Provenendo da alcune delle più famose aziende del design italiano, ho avuto modo di verificare che colori, materiali e finiture sono i capisaldi, il valore aggiunto “trasversale”. I grandi prodotti, penso ad esempio la poltrona P40 di Osvaldo Borsani per Tecno degli anni ’50, che non è mai andata fuori produzione, oltre ad essere un progetto avveniristico, si è mantenuta sempre adatta ai tempi grazie ad una scelta accurata di materiali e finiture, e di colori che hanno sempre accompagnato la sensibilità del consumatore. In Tecno ho ritrovato una cultura molto profonda sulla tecnologia che, nel mondo dell’arredo, è sempre applicata. La cura dell’aspetto tecnico, come ad esempio dell’assemblaggio, porta sempre con sè quella dei materiali, i quali devono essere trattati e, di conseguenza, l’aspetto del colore, delle finiture e delle prestazioni non è mai secondario.

Da sempre il colore è un elemento fondante per Tecno: ci sono infatti alcuni colori “identitari” che stiamo riscoprendo e riattualizzando.

FG – Le mille sfaccettature di questo sistema richiedono una grande collaborazione tra la parte creativa e quella produttiva. Come si arriva al risultato?

SV – Se mettiamo il prodotto al centro del progetto, questo nasce da una idea, che viene sviluppata nei suoi elementi principali per essere industrializzati e conseguentemente prodotti. In realtà questo flusso non è mai lineare, tranne quando gestito direttamente dall’ufficio tecnico dell’azienda. Nella maggior parte dei casi però la realtà è molto diversa: normalmente l’idea, cioè la parte creativa, è separata dalla tecnica, cioè l’industrializzazione.

In un progetto, quanto può essere la parte creativa e quanto quella tecnica? Se in azienda è prevalente quest’ultima manca la parte innovativa, il momento di ricerca di una soluzione per rendere realizzabile un’idea: l’atteggiamento che è stato da sempre il motore dell’autorevolezza nel mondo del made in Italy, cioè il nuovo, ciò che non c’era prima. La forza della nostra azienda è stata quella di avere la capacità di mettere insieme queste competenze, quella creativa con quella tecnica, e di lavorare con grandi progettisti – i grandi Maestri a partire dagli anni ’60 – che hanno sempre lavorato in sinergia con i tecnici, guidati dalla curiosità e dall’umiltà di imparare cose nuove e trovare sempre una soluzione.

Grazie a questa esperienza di vita lavorativa quando prendiamo in mano nuovi progetti, come ufficio tecnico, lasciamo sempre aperto il dibattito non solo con i progettisti ma anche con colleghi e fornitori in modo che si condividano le conoscenze perché penso che ci sia ancora tanto da imparare e da migliorare. Il nostro lavoro deve poter mettere in produzione qualcosa che è una mediazione tra estetica, progresso e tecnica, senza dimenticare due fattori determinanti che sono la sostenibilità economica e quella ambientale.

FG – Negli ultimi anni Tecno sta avvicinando il mondo dell’arredo d’ufficio a quello domestico anticipando una tendenza che quest’anno, con la pandemia, è diventata una necessità. Quali sono gli elementi-cardine di questa visione?

SV – Redesigning the future of the future work è il motto di Tecno che corrisponde alla visione che da qualche anno definisce i progetti: cosa può fare Tecno per rispondere alle esigenze della nostra società che sta cambiando? Già da 5 anni Tecno ha inserito nel suo orizzonte alcune forme di organizzazione del lavoro, come il co-working, l’uso dell’IO.T, della building intelligence, la flessibilità degli spazi. Tutti concetti che danno una impronta precisa ai prodotti, dalla collezione Clavis completamente ad incastro a Linea che, oltre ad essere, come abbiamo visto, completamente rimodulabile e personalizzabile, integra l’aspetto tecnico necessario in un ufficio, come l’abbattimento acustico delle partizioni, la facilità di riconfigurazione con la percezione materica dei materiali, tipica dell’interior design domestico. Il minimalismo – monomaterico e monocolore – ha lasciato spazio alla necessità di rispondere alla sensibilità e libertà personale, sia visiva che tattile.

FG – La scelta dei materiali riguarda anche la loro impronta ambientale. Come vi ponete riguardo a questo argomento?

SV – Le scelte che riguardano l’aspetto di salvaguardia ambientale sono ormai una priorità etica, ma l’esigenza nasce dall’aumentare della sensibilità del consumatore e dal progredire delle tecnologie.

Negli USA il fattore ambientale è diventato prioritario e quindi, se vuoi operare in quel mercato, soprattutto per quanto riguarda i prodotti di fascia medio-alta, è impensabile non affrontare le certificazioni internazionali o locali che definiscono criteri specifici sulle prestazioni dei materiali. In alcuni casi ha un aspetto molto più legato a criteri commerciali che prestazionali, ma in linea generale riflette una esigenza ormai generalmente sentita, quali la salvaguardia della salute e uno sviluppo sostenibile.

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Struttura in alluminio verniciatura a polveri
Snodo alluminio pressofuso verniciatura a polveri
Pannelli di laminato texturizzato
Ripiani di melamminico
Pannelli di metacrilato

il rosso

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Il rosso

Colori

In realtà non esiste un solo rosso: la differenza sta nelle tonalità, ma anche nella scelta di utilizzo. Il rosso è alcune volte caratteristica funzionale, altre puramente estetica. Certamente è un colore antico che resiste al tempo variando con le mode.

Il rosso è il più caldo dei colori, avendo lunghezze d’onda vicine all’infrarosso – che è una radiazione elettromagnetica tra 1 mm e 0,7 micron che sviluppa calore – a tal punto che viene avvertito anche dai ciechi.

Nel 2016 Francesca Valan – con Marina Mojana, Lia Luzzatto e FG Confalonieri – ha curato per Campari una bellissima mostra dal titolo “I colori del rosso” perché non esiste un unico rosso, ma infiniti rossi: il limite nel discriminarli è determinato dalla cultura e dalla fisiologia dell’occhio umano.

Nella storia il rosso è stato il primo colore, dopo il bianco e il nero, a ricevere un nome, presente in ogni civiltà, a differenza di altri colori che, in alcuni contesti, non ne hanno alcuno. Questo perché per tutti i popoli l’archetipo del rosso è il sangue, simbolo di vita e di morte, e da ciò ne deriva il nome.

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NELLE DIVERSE CULTURE DEL MONDO

Abbiamo detto che non esiste un solo rosso in natura. Ciò dipende da molti fattori, principalmente le numerose gradazioni sono dovute ai pigmenti che possono essere di origine vegetale – la robbia o radice di garanza, di origine minerale, il cinabro, il principale minerale di mercurio – oppure animale, ricavate dal murice, un mollusco con conchiglia turbinata che secerne una sostanza colorata.

Nella mostra, in collaborazione con Nankai Co., azienda giapponese celebre nel mondo che dal 1965 disegna e crea colori unici apprezzati per la loro autenticità e qualità, per la prima volta il colore identitario di Campari, il rosso, viene presentato in modo scientifico declinato in 28 finiture, che vanno dalla massima opacità alla massima lucentezza, dalle finiture metallizzate a quelle micalizzate, giocando con più strati e utilizzo di clear coat, cioè di strati trasparenti.

FG – Francesca, il rosso è un colore con una forza, un carattere e una intensità che cattura. Quanti rossi ci sono?

Quando si parla di colori è importante distinguere tra colori funzionali, storici, materici, emozionali, generici e astratti che, a loro volta, appartengono a due categorie: i colori iconici e i colori sintattici.

Nella famiglia dei colori iconici la differenza tra quelli funzionali, storici, materici e emozionali è data dalla relazione con l’oggetto al quale sono associati. Iconico è il colore intrinseco di un oggetto o di un materiale, ed è “riconoscibile”. Ad esempio, tra i rossi iconici “funzionali” possiamo annoverare il rosso dell’estintore, che deve essere facilmente visibile: in tutto il mondo il rosso è usato nella segnaletica di pericolo e di divieto; un rosso iconico “storico” è il rosso Ferrari (che in realtà è un rosso-arancio); infine tra i rossi iconici “materici”, i colori propri di un materiale, possiamo ricordare il rosso ciliegia oppure quello del legno di mogano. A loro volta i colori iconici materici si distinguono in reali-imitativi e in evocativi. Nella categoria degli iconici emozionali ci sono i colori che evocano un’esperienza, normalmente sono colori soggettivi legati alle emozioni personali, ma possono diventare collettivi quando sono simbolo di un’esperienza condivisa, tra questi, per esempio, il rosso Campari.

I colori sintattici, invece, sono quelli che vengono utilizzati per prodotti che non hanno uno specifico riferimento iconico, e sono disponibili in un’ampia gamma di colori, ad esempio un’auto utilitaria, che segue le tendenze del momento. La combinazione dei colori sintattici deve seguire precise regole di armonia cromatica.

Nella famiglia dei colori sintattici possiamo trovare due famiglie: generici e astratti. Tra i primi troviamo la maggior parte degli oggetti quotidiani che sono disponibili in molti colori. Tra i secondi invece troviamo tutti quegli oggetti che hanno un proprio colore iconico di riferimento cui, normalmente per “separarli” dalla realtà, viene attribuito un colore “anti-icona” come, ad esempio, una cassettiera barocca rossa.

FG – La percezione del colore rosso si modifica nel tempo?

Fondamentalmente i colori iconici sono costanti nel tempo: ad esempio, l’uso funzionale del rosso abbiamo visto che in tutto il mondo ha lo scopo di evocare il significato di pericolo e di divieto, mentre, ad esempio, le case automobilistiche come Ferrari, Alfa Romeo, oppure motociclistiche come Ducati, hanno il proprio rosso iconico storico specifico. Come abbiamo visto, sono solo i colori sintattici che variano con il tempo, per adattarsi alle tendenze.

FG – Quali sono le prossime tendenze?

La tendenza è quella verso i colori caldi, quindi i rossi saranno “aranciati”, tendenza che si riflette anche sull’uso dei materiali: ad esempio per quanto riguarda i legni nell’arredamento, sta tornando l’uso del legno di mogano che, oltre a essere un legno della cultura classica italiana, ha una sua cromia tendente al rosso. Sempre seguendo questo ritorno alla cultura classica, anche le finiture tornano a essere tendenzialmente lucide, a partire dai 60 gloss. In generale quindi la tendenza sarà verso rossi caldi, come la terracotta, e lucidi, come la lacca giapponese (si veda ad esempio l’uso della lacca rossa nel paravento disegnato da Eileen Grey – www.phillips.com).

Approfondire i temi di colori, materiali e finiture

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Approfondire i temi di colori, materiali e finiture

Editoriale

Nel mondo industriale l’interesse per i temi legati al colore aumenta velocemente. Questo non vuole dire che nel passato, in generale, vi fosse meno considerazione di quest’aspetto, tutt’altro, ma in particolare nella produzione industriale la serialità limitava la varietà e l’analisi del colore in relazione all’oggetto, normalmente dedicata a progetti “esclusivi” o a “tiratura limitata”. Solo nell’interior design il colore ha sempre fatto parte del progetto, quasi sempre legato alla scelta dei materiali.
Ora il colore ha un posto di rilievo non solo nella comunità scientifica che ne studia i meccanismi intrinsechi ed estrinsechi, ma è diventato un potente mezzo di comunicazione per il mondo del design, della moda, dell’architettura e anche di industria e artigianato.
Il rapporto tra colori, materiali e finiture, oggi, è esplorato soprattutto dalla comunità scientifica e molto meno dall’industria, alla quale Finiture Green si dedica. Per questo motivo questo numero vuole essere un “ponte” tra le pubblicazioni passate e quello che sarà nel futuro: una piattaforma che esplorerà sia gli aspetti tecnici del “come” si fa, sia l’approfondimento teorico sui temi che riguardano il CMF design, con un’estensione anche sui canali digitali, come Instagram (rdc_finituregreen).
Gli articoli sono stati suddivisi in base a sezioni relative a colori, materiali e finiture. Queste tre macrocategorie presentano aspetti tuttora da esplorare o da approfondire, come ad esempio l’uso di tecnologie che “ricordano” i materiali – tecniche che affondano le proprie radici nella storia – materiali di rivestimento che si inseriscono nell’economia circolare, e finiture che stimolano l’aspetto tattile oltre a quello visivo. Il tutto cercando sempre di rispettare le motivazioni di base sulla quale è nata questa pubblicazione: la sostenibilità ambientale come motore di sviluppo per nuove idee.

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