Si parla sempre più di “fatto su misura”, “fatto a mano”, “personalizzato”: sono caratteristiche del made in Italy o, almeno, di quello che all’estero si ritiene “prodotto italiano”. Lo scrive anche il Guardian, quotidiano inglese (“How the return of traditional skills is boosting Italy’s economy”, a firma Angela Giuffrida in Penne), riprendendo alcuni concetti dell’economista Stefano Micelli (che ha scritto, tra l’altro, il libro “Fare artigiano”), che sostiene fermamente le potenzialità del saper fare delle piccole e piccolissime aziende italiane, in ogni settore.

«La qualità “artigianale” del produrre italiano, nel senso più attuale che la parola ha assunto in questi anni, costituisce un filo rosso in grado di collegare fra loro un gigante della manifattura di altissima tecnologia (Finmeccanica, ndr) con tante piccole imprese di successo nel nostro Paese»

– sostiene Micelli.

Le grandi trasformazioni nell’industria con le opportunità, tecnologiche e finanziarie, di Industria 4.0, avvicinerà i due mondi che si stanno sempre più allontanando, da un lato il design della piccola produzione che dialoga con l’arte, dall’altro quello dell’industria che obbligatoriamente deve fare i conti con i numeri?

Le piccole produzioni, che sono una caratteristica dell’artigianato, ad esempio quello italiano, sono richieste dai mercati con sempre maggiore attenzione.
Il consumatore vuole un prodotto personalizzato, possibilmente di eccellente manifattura e, dato che la disponibilità economica si è generalmente ridotta, di qualità, secondo la logica “spendo quindi voglio il meglio”. Come si possono conciliare questi due concetti, apparentemente, contradditori? Con la tecnologia, probabilmente.

Le piccole e piccolissime aziende però, sono restie ad affrontare nuove soluzioni, sia dal punto di vista degli investimenti, sia dal punto di vista culturale. Rimangono ancora molti pregiudizi legati all’automazione: è comune credere che queste soluzioni ridurranno i posti di lavoro, ed è comunque generalizzata l’idea che il digitale nei progetti di innovazione di prodotto e di processo non dia un concreto valore aggiunto.

Purtroppo non abbiamo la bacchetta magica né la sfera di cristallo per capire quali saranno le tendenze, ma è innegabile il fatto che tutti i partecipanti dei processi di trattamento delle superfici – produttori di vernici, impiantisti e produttori di apparecchiature, produttori di tecnologie come la stampa digitale o il PVD o metallizzazione – dovranno rendere sempre più efficienti e economici impianti e macchine perché questo mercato è tutto da costruire ma deve essere affrontato con logiche diverse, per sostenere questo tipo di artigianato “evoluto”.
Fatto su misura è bello, ma deve essere accompagnato da strumenti in grado di garantire qualità e riproducibilità.

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