Finiture

Alternativa o diversa?

By 21 Ottobre 2021 No Comments

La verniciatura a polveri di pannelli di MDF torna alla ribalta

Finiture

Una finitura nuova con un interessante “passato” alle spalle: questa è la verniciatura a polveri dei manufatti di legno, o meglio, di materiali termosensibili o composti da fibre di legno e suoi derivati come, uno su tutti, l’MDF (acronimo di Medium-Density Fibreboard) il più famoso e diffuso della famiglia di pannelli di fibra di legno.

Perché stiamo trattando di questo argomento?

Perché nell’ultimo anno si è ricominciato a parlare insistentemente di questa tecnologia di rivestimento che, più che “alternativa”, bisognerebbe considerarla “differente”. Molto fermento nasce dalla decisione di una grande azienda globale che produce mobili di percorrere una filosofia produttiva sostenibile facendo della ricerca di sistemi produttivi a basso impatto ambientale il nocciolo delle decisioni di marketing e di comunicazione. Non solo: in dieci anni, ovviamente, la chimica delle materie prime ha fatto passi notevoli in avanti, magari rallentati dalla crisi economica globale, o forse proprio per questo indirizzati verso prodotti più attenti all’ambiente in grado di ridurre i costi generali di produzione (non inquinare = ridurre sprechi e quindi costi).

Tutto ciò ha notevolmente migliorato i cicli di verniciatura a polveri a basse temperature di polimerizzazione applicabili anche a materiali termosensibili. A tutto ciò si deve aggiungere anche – forse – una maggiore qualità dei supporti, una migliore resa in fase applicativa. Alcune caratteristiche tecniche, invece, fanno sicuramente parte del valore aggiunto delle vernici in polvere: maggior produttività, eccellenti prestazioni, sicurezza per l’ambiente, bassi costi.

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Tra il 2000 e il 2004 questa tecnologia ha avuto una grande visibilità industriale, principalmente grazie alla ricerca dei produttori di materie prime per la produzione delle vernici in polvere rivolta soprattutto a risolvere il problema della temperatura di polimerizzazione che necessariamente deve essere minore rispetto a quelle tradizionali (130-140 °C rispetto ai 180-200 °C). La tecnologia di verniciatura a polveri, affermata nel campo del metallo, non è stata considerata per decenni dal mercato della verniciatura del legno, pur avendo indiscutibili vantaggi sia ambientali – le vernici a polvere sono rivestimenti privi di solventi, si ottengono mediante un processo multifase di miscelazione, estrusione e macinazione – che economici – dato che non necessitano di veicoli liquidi di trasferimento – perché i cicli produttivi prevedevano temperature molto elevate (circa 200°C), impensabili per i materiali termosensibili a base di legno o di plastica.

È proprio del 2004 la ricerca commissionata dal gruppo Fiberpol dell’ANVER – l’associazione dei verniciatori industriali -, costituito da aziende che rappresentavano la filiera: dal produttore di pannelli, Fantoni, ai produttori di vernici (Akzo Nobel Powder Coatings, Arsonsisi, Pulverit, Rohm&Haas – confluita in Akzo Nobel – Tiger Drylac), dagli impiantisti (Cefla e Giardina), ai produttori di apparecchiature (Gema, CM spray, Zeus), oltre ad alcuni terzisti “pionieri” (Colorair, Eliogea, Pulverwood).

Una ricerca – della quale riportiamo nelle immagini alcuni risultati ancora molto attuali, disponibile completa su richiesta inviando una mail a redazione@larivistadelcolore.com – effettuata dal gruppo di lavoro del Professor Francesco Trabucco del Politecnico di Milano, Facoltà del Design, e coordinata da Matteo Ingaramo, attuale direttore generale di Poli.design, con risultati di altissimo livello, molto innovativi, grazie alla notevole capacità dei designer coinvolti: Fabio Bortolani, Margherita Colleoni, Marco Ferreri, Kazuyo Komoda, Raffella Mangiarotti, Gabriele Pezzini, lo stesso Matteo Ingaramo con Riccardo Gatti.

Il materiale

A differenza di quanto si possa pensare, il pannello di MDF non è prodotto solo con gli scarti della lavorazione del legno ma comprende molti tipi di questo materiale, anche materia prima, preferibilmente di conifera. Subisce una serie di lavorazioni che mescola e compatta frammenti con idonei collanti o resine. In produzione ha normalmente una umidità residua del 20%.

Queste caratteristiche hanno, nel passato, “frenato” la diffusione della verniciatura a polveri perché, come tutti coloro che lavorano il legno sanno, soprattutto l’umidità è un fattore delicato per l’applicazione delle vernici, maggiormente quelle a polveri, che vengono applicate elettrostaticamente. L’omogeneità della massa di scaglie e resina polimerica di questo materiale consente una lavorazione meccanica libera e in tutte le direzioni.

Ed è questa la caratteristica che meglio si accompagna all’utilizzo della tecnologia di verniciatura a polveri per il rivestimento: intagli delle superfici, forature profonde, assenza di spigoli – che nella lavorazione dell’MDF non tolgono la resistenza all’usura, caratteristiche meccaniche e qualità estetica al prodotto finito – sono facilmente risolvibili, in finitura, con l’applicazione di vernici in polvere, mentre sono molto problematiche con i cicli tradizionali,
soprattutto nella fase di preparazione del materiale che deve essere perfettamente levigato, più volte. La verniciatura a polveri non richiede una levigatura interoperazionale, tra l’applicazione del fondo e quella della finitura: non vi è il problema del sollevamento del “pelo”.

Pantografature sulla superficie, maniglie integrate, intagli, tutte le decorazioni o le parti funzionali che derivano da asportazione di materiale, possono essere progettate più liberamente, almeno nella teoria.

I rivestimenti

Sono passati alcuni anni dai tempi della ricerca “Design e finitura dei composti derivati dal legno”. Già allora erano disponibili molte tipologie differenti di vernici in polvere a bassa temperatura di polimerizzazione. Negli anni la gamma di vernici dei produttori che hanno proseguito nella ricerca di questa tipologia di rivestimento è cresciuta, ed è stata affiancata da soluzioni innovative e arricchite da funzionalità. Oltre alle vernici con finitura strutturata (goffrata, bucciata, martellata) per la verniciatura di MDF con cicli di polimerizzazione brevi a 110/130°C, oppure attraverso l’impiego di raggi infrarossi per 2-4 min a 140/150 °C, sono disponibili vernici con finitura lucida e opaca dotate di particolare durezza superficiale, fotopolimerizzabili con cicli combinati IR+UV.

Sul mercato sono disponibili polveri con finiture molto particolari, trasparenti, satinate, metallizzate, fluorescenti, che all’epoca erano utilizzabili solo sui substrati metallici, oggigiorno sono comuni anche nella versione a bassa temperatura di polimerizzazione. Alcune aziende hanno sviluppato diversi cicli, a seconda dell’esigenza di finitura, anche a mano unica. Resta il problema impiantistico: attualmente, non pervenuto.

Conclusioni

La verniciatura a polveri di pannelli e altri prodotti con materiali termosensibili ciclicamente torna alla ribalta, per vari motivi, sia tecnici che economici. Una delle caratteristiche più interessanti è che si può utilizzare lo stesso prodotto per la verniciatura di substrati di diversa natura.

Certo, si può fare anche con le vernici liquide, ma è richiesta una maggiore complessità di lavorazione. Dal nostro punto di vista è però importante definire i campi di applicazione di questa tecnologia, che non può essere sostitutiva della verniciatura a liquido: nel frattempo, non solo la ricerca sulle vernici liquide ha fatto passi da gigante – non si parla nemmeno più di vernici all’acqua, ma si parla di vernici bio con caratteristiche industriali – ma ci sono “nuove” tecnologie che hanno arricchito la gamma dei rivestimenti, come quelli che si ottengono con le nuove stampanti digitali. Il tentativo che già nel 2004 il gruppo dei designer aveva percorso era quello di individuare nuovi mercati per lo sviluppo della verniciatura a polveri – si veda, ad esempio, il piano cucina progettato da Marco Ferreri in collaborazione con Foppa Pedretti, oppure il “lavandino” di Gabriele Pezzini e Fabio Bortolani, che potevano difficilmente essere verniciati con vernici liquide, se non con vari passaggi e mani – è quello che servirà per affermare questa tecnologia che dovrà essere “diversa” e non “alternativa”.

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